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Referendum, l’ultima disperata trappola della sinistra per rinviare il voto: accolto il “cambio del testo”

L’ultimo tentativo dell’armata Brancaleone di sinistra per provare a far slittare la data del referendum sulla riforma della giustizia ha trovato oggi una sponda nella Corte di Cassazione, che ha ammesso la riscrittura del quesito per la consultazione già convocata dal Governo per il 22 e 23 marzo, a seguito del deposito delle 500mile firme da parte del comitato di giuristi che ha promosso l’iniziativa popolare dopo quella parlamentare. Il quesito su cui sono state raccolte le firme prevede l’indicazione esplicita degli articoli costituzionali di cui si prevede riforma che ora dovranno essere inseriti nel testo al voto dei cittadini. Che ora potrebbe slittare. “Giunge notizia – afferma il costituzionalista Stefano Ceccanti- che la cassazione ha accolto il nuovo quesito proposto dal comitato promotore delle 500mila firme. Il quesito andrebbe quindi aggiornato. A mio avviso, ma va letta l’ordinanza, questa questione è autonoma rispetto alla data. Si tratta dello stesso Referendum che è stato già regolarmente indetto”.

Referendum, la data del voto potrebbe slittare

La versione formulata dai 15 giuristi promotori della raccolta di firme di 500mila cittadini, aggiunge al quesito originario il riferimento agli articoli della Costituzione modificati. Il quesito originario recitava: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’ approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?”. Nella nuova formulazione, si aggiunge la frase: “con la quale vengono modificati gli articoli 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma1 e 110 comma 1 della Costituzione?”.

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