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Federico Pellegrino mina vagante: i precedenti nello skiathlon e lo scenario tattico ideale

Federico Pellegrino, sia chiaro, non è tra i principali candidati per le medaglie alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 nello skiathlon. La prima gara del panorama maschile dello sci di fondo (ma non in assoluto: oggi si gareggia al femminile). Eppure le chance di sparigliare le carte le ha, sebbene in questa gara poche volte si sia cimentato nella propria carriera. L’ha però vissuta più spesso nell’ultimo periodo della propria carriera, quando ha allargato gli orizzonti rispetto a quello che rimane il suo grande cavallo di battaglia, quello della sprint.

Sono appena sette le gare disputate da Pellegrino nel format skiathlon, di cui tre dal gennaio 2025 in avanti. Nelle prime occasioni, dal 2012 al 2016, i risultati sono stati non di primo piano. Nel 2012, va detto, non era ancora il Pellegrino che conosciamo, perciò non deve sorprendere che a Oberstdorf terminasse 83° e a Canmore 60°. Nel 2014 a Falun finì 33° e nel 2016 a Canmore finì 39°. Va però detto che quegli skiathlon erano diversi, con il format a 30 km (fa eccezione Oberstdorf: allora in Germania già ci fu ciò di cui andiamo a parlare).

Con la soluzione attuale, a 20 km (dunque 10 di tecnica classica e 10 di tecnica libera), le cose sono invece cambiate di parecchio. Il 4 gennaio 2025, in Val di Fiemme, all’interno del Tour de Ski, Pellegrino è giunto al secondo posto, superato soltanto alla fine dal solito Johannes Hoesflot Klaebo. Anche a Trondheim, il 1° marzo dello scorso anno, si è ben distinto con il quinto posto, facendo da primo dei non norvegesi. Sempre a Trondheim, in questa stagione, è giunto 16° il 6 dicembre, ma bisogna dire una cosa: non è giusto giudicare i valori in campo quando la gara disputata in Coppa del Mondo nell’annata attuale è una sola. Un discorso che, come vedremo nel tempo, vale anche per le staffette in modo ancor più estremo.

Per Pellegrino, in buona sostanza, il contesto ideale può essere quello di una gara nella quale riesca a trovarsi sempre nella zona di testa e, soprattutto, in cui non ci sia fin da subito un forcing volto a eliminare già fin dalla tecnica classica chi di questa non è specialista (come Pellegrino, che comunque si difende bene). All’atto pratico, resteranno fondamentali i primi 10 km: una volta superati quelli senza particolari problemi si può iniziare a sperare in qualcosa di importante. E, magari, non solo per lui.

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