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“Una vergogna, così non va”: l’odissea dei visitatori di Cortina senza biglietto tra parcheggi vuoti e bus che non arriva mai

Parcheggi desolatamente vuoti a Longarone, con i controllori infreddoliti, che non hanno ancora ricevuto l’abbigliamento da montagna, disoccupati mentre vigilano sul nulla. La stazione ferroviaria di Calalzo praticamente deserta, dove i treni arrivano con il contagocce, a distanza di un’ora uno dall’altro, portando a bordo poche decine di viaggiatori. Il check-point di San Vito di Cadore, inesorabile posto di blocco dove i pullman dell’organizzazione passano beffardi a decine, con soltanto un pugno di posti occupati, mentre i turisti restano in attesa del bus pubblico della linea 30, che non arriva mai, e quando passa davanti alla fermata non si ferma, perché strapieno. Non si può dire che il primo giorno di Cortina olimpica sia sfavillante come il sole che brilla nel cielo sopra le Tofane. Anzi, diventa una specie di incubo e di dimostrazione di quante risorse economiche siano state spese, senza una verifica della loro utilità sul campo.

Longarone, dove il parcheggio è semi-deserto

Domenica mattina: come raggiungere Cortina se non si ha un biglietto di gara in tasca per la discesa libera femminile in programma alle 11.30, per il curling al Palaghiaccio o per lo slittino nella nuova pista “Eugenio Monti”? La domanda se la sono posta tantissimi turisti o semplici visitatori quando hanno programmato il loro viaggio. La prima possibilità è quella di arrivare in auto fino alla spianata accanto alla Fiera di Longarone. Il traffico è modesto, anche se polizia e carabinieri sono dappertutto. Alle 9 del mattino, arrivando da Ponte nelle Alpi, ti aspetteresti la coda per entrare e poi salire su un bus navetta diretto a Cortina, in tempo per la gara di libera. L’area transennata è enorme, ma inutile. I dipendenti di Fondazione Milano Cortina 2026 sono al loro posto, pronti a verificare i pass, ma già sanno che non sarà una domenica di grande lavoro quella che li attende. Le prenotazioni sono solo una trentina, tutte le auto sono già parcheggiate, a fronte di almeno 300 posti.

I lavoratori interinali a 1.000 euro al mese

È la prima dimostrazione di come il semestre trascorso a programmare la viabilità e i servizi, per tenere le macchine a valle, non abbia colto nel segno. Pochissimi automobilisti, troppo suolo consumato e un numero esagerato di autobus, che forse avrebbero potuto essere impiegati in modo più proficuo pensando a chi non è uno spettatore. I lavoratori sono stati assoldati da Adecco per tutta la durata delle Olimpiadi e di apertura dei parcheggi. Non hanno ancora ricevuto giacche, felpe e guanti, hanno dovuto accontentarsi di una pettorina. Guadagnano poco più di 1.000 euro, con turni di lavoro che vanno dalle 7 alle 15.30 e dalle 15.30 alle 22.30.

La linea 30 di DolomitiBus

Per arrivare a Cortina le aree create sono a Longarone e San Vito di Cadore (da sud), Son dei Prade (da ovest) e Dobbiaco (da nord). Le stazioni ferroviarie sono a Ponte nelle Alpi, Longarone e Calalzo. Quest’ultima è la località dove il trenino delle Dolomiti si ferma. L’hanno rinnovata, ma è pressoché vuota. Il punto informativo in un’ora ha accolto solo sei persone. La fermata è privilegiata per salire sui pullman di DolomitiBus, la linea 30 diventata famosa dopo che un autista ha fatto scendere un bambino di 12 anni che non aveva i soldi per pagare il biglietto olimpico da 10 euro, ma solo i tagliandi che usa per andare a scuola. “Ci avevano terrorizzati sostenendo che a Cortina non si arriva in macchina – spiega una famigliola di Ponte di Piave – così abbiamo parcheggiato gratis qui e ora prendiamo la corriera”. Dalle 4.35 del mattino alle 23.25 la cadenza è di un bus ogni 20 minuti.

Il bus che non arriva mai o è già strapieno

Per il piano trasporti sono stati spesi parecchi milioni di euro, ma alla prova dei fatti l’architettura non regge. Per accorgersene basta arrivare a San Vito di Cadore dove c’è il blocco per le auto che non hanno un pass. Chi ha un biglietto per le gare deve accomodarsi nel parcheggio creato apposta, anche questo parzialmente vuoto. La domenica di passione comincia per gli altri, tutti i visitatori che vogliono semplicemente godersi il clima olimpico a Cortina. Sono quasi un centinaio, in attesa di un bus che non arriva mai. Passa più di mezz’ora, niente. Poi un DolomitiBus arriva, ma è strapieno e prosegue senza fermarsi. Ad arrestarsi sono invece numerosi mezzi dell’organizzazione (perfino a due piani), che raccolgono i volontari, i dipendenti di Fondazione Mico, i giornalisti accreditati, lo staff olimpico. Ripartono con a bordo due o tre persone.

I turisti: “Una vergogna, così non va”

È la dimostrazione ulteriore di un dispendio disorganizzativo imponente. I peones restano a terra. Una coppia di Ravenna e due cinesi che vivono a Padova optano per chiamare una navetta Uber, pagando 50 euro. “È una vergogna”, commenta una signora tunisina attesa da un’amica a Cortina, che ha deciso di desistere. Una ragazza americana di Chicago, quando capisce il problema dice: “Lei che è un giornalista lo scriva. Così non va bene”. Tre ragazze con gli sci in mano: “Ma ieri al Faloria ci siamo arrivati…”. Una mamma con due gemelli si deve arrendere. La tensione sale. Due carabinieri assicurano: “Avviseremo della situazione”. Intanto il tempo corre veloce. Solo dopo un’ora e mezzo si riesce a salire su un bus. Il prezzo è di 10 euro, ma si può andare su e giù per la valle del Boite quanto si vuole, nella stessa giornata, ammesso che si trovi un posto sul bus per arrivarci.

L'articolo “Una vergogna, così non va”: l’odissea dei visitatori di Cortina senza biglietto tra parcheggi vuoti e bus che non arriva mai proviene da Il Fatto Quotidiano.

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