“I maltrattamenti prima del femminicidio”, l’ipotesi degli investigatori sul caso di Federica Torzullo
L’ipotesi di una scia di maltrattamenti, psicologici e forse anche fisici, è uno dei nuovi punti dell’inchiesta della Procura di Civitavecchia sul femminicidio di Federica Torzullo. È su questo presupposto che magistrati e carabinieri stanno ricostruendo il contesto in cui, nella notte tra l’8 e il 9 gennaio, la 41enne è stata uccisa a coltellate dal marito Claudio Carlomagno, che ha poi confessato il delitto. Secondo la ricostruzione investigativa, Federica sarebbe stata vittima di una relazione segnata da dinamiche di controllo e sopraffazione. Il delitto non sarebbe stato un gesto improvviso, ma l’atto finale di una situazione ormai compromessa, maturata proprio nel momento in cui la donna stava cercando di sottrarsi definitivamente a quella convivenza. Carlomagno avrebbe agito sapendo che quello era l’ultimo spazio temporale per farlo indisturbato: l’indomani Federica sarebbe partita per la Basilicata e, al rientro, avrebbe lasciato la casa coniugale per trasferirsi dai genitori.
Un tassello ritenuto centrale dagli inquirenti è l’audizione protetta del figlio della coppia, ascoltato nei giorni scorsi. Il minore potrebbe riferire se avesse assistito, in passato o di recente, a episodi di maltrattamenti subiti dalla madre. A rafforzare l’idea di un’indole potenzialmente violenta dell’uomo c’è anche la testimonianza di un cliente che, in un contesto diverso, avrebbe ricevuto minacce esplicite da Carlomagno per un ritardo nei pagamenti: parole che, pur non collegate direttamente alla vicenda familiare, delineano un carattere aggressivo.
Carlomagno ha spiegato il delitto sostenendo di aver agito per paura di perdere la quotidianità con il figlio. Secondo la sua versione, Federica avrebbe voluto chiedere al Tribunale l’affidamento esclusivo del bambino nell’ambito della separazione giudiziale. Una ricostruzione che non convince né i familiari della vittima né la Procura, convinti invece che la donna non intendesse estromettere il padre dalla vita del figlio, ma solo uscire da una situazione divenuta insostenibile.
I coniugi erano in crisi dal 2019 e vivevano da separati in casa. Come riportato nell’ordinanza con cui la gip di Civitavecchia Viviana Petrocelli ha disposto la custodia cautelare in carcere, da almeno due anni non dormivano più nello stesso letto e non avevano rapporti. Nonostante ciò, Federica aveva scelto di continuare a vivere sotto lo stesso tetto del marito, una decisione presa soprattutto per il bene del figlio, molto legato al padre, che lavorava nella ditta di famiglia con orari più flessibili rispetto a quelli della moglie, ingegnere gestionale impiegata al centro di smistamento delle Poste all’aeroporto di Fiumicino.
Dal 2022 Federica aveva intrapreso una relazione con un altro uomo, ma aveva comunque tentato di mantenere un equilibrio familiare, accettando una convivenza che col tempo si era trasformata in una gabbia emotiva. Una condizione di sofferenza emersa anche durante il funerale, celebrato sabato, quando la sorella Stefania ha ricordato un periodo “buio” vissuto dalla donna, capace di mostrarsi sempre sorridente e piena di energia nonostante un profondo disagio interiore. Negli ultimi tempi Federica aveva imposto una svolta: lei e il marito si sarebbero dovuti alternare nella villetta di via Costantino 9, lasciando il figlio a vivere stabilmente lì per non destabilizzarlo. Una soluzione che Carlomagno non accettava e che continuava a rimandare. Sullo sfondo c’era l’appuntamento fissato per il 12 gennaio con l’avvocato, passaggio decisivo verso una separazione ormai inevitabile. “L’atto omicida trova origine proprio nel contrasto di vedute rispetto alla ormai acclarata dissoluzione del rapporto affettivo”, scrive la gip, sottolineando come la vittima fosse determinata ad andare avanti e a uscire dall’immobilismo in cui si sentiva costretta.
Carlomagno, 44 anni, è stato arrestato il 18 gennaio dopo il ritrovamento del corpo della moglie ed è tuttora detenuto in carcere. Ha dichiarato di non sapere che Federica avesse un’altra relazione, ma la donna, la notte di Capodanno, aveva confidato a un’amica l’intenzione di raccontare tutto al marito nei giorni successivi. Anche a prescindere da questo aspetto, per gli inquirenti resta centrale l’incapacità dell’uomo di accettare la fine del matrimonio e l’autonomia della moglie. Il corpo di Federica Torzullo è stato intanto sepolto nel cimitero di Anguillara Sabazia. L’inchiesta prosegue per chiarire ogni dettaglio della vicenda e accertare se i maltrattamenti ipotizzati possano essere provati. Un passaggio decisivo che, se confermato, renderebbe difficile per l’indagato difendersi dall’accusa di femminicidio, un reato che, in caso di condanna, comporta l’ergastolo.
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