“Laura Pausini è una delle mie cantanti preferite, ma il suo Inno di Mameli non m’è proprio piaciuto”: lo sfogo di un lettore
Riceviamo da un lettore e pubblichiamo
«Carissima redazione, caro direttore Antonio Rapisarda, vi scrivo in merito all’articolo di Valter Delle Donne sulle critiche alla interpretazione del nostro inno nazionale della cantante Laura Pausini in occasione dell’apertura dei giochi olimpici invernali Milano-Cortina 2026. Premetto che la Pausini è una delle mie cantanti preferite e scrivo a voi perché non riesco a comunicare anche con lei direttamente e spero che questo mio scritto possa leggerlo comunque. Riconosco che lei, come persona e come artista, è una delle più apprezzate a livello internazionale. Aggiungo che mi ritengo un buon ascoltatore ed intenditore visto che ho interpretato musica sacra e profana per cori polifonici ma anche musica cosiddetta leggera. Ho giurato sulla Costituzione della Repubblica Italiana, indossato una uniforme e sono a conoscenza di verità ‘scomode’ a livello nazionale ed internazionale. Avendo questi requisiti, vi offro una panoramica per degli spunti di riflessione. Sapendo che le élite vogliono l’eliminazione delle identità nazionali, il progressivo smantellamento dei diritti e delle Istituzioni, il pieno controllo sulle risorse, il fluire delle merci come delle persone, una cultura woke, una religione gnostico-massonica, vi faccio notare che anche in occasione della inaugurazione in mondovisione vi erano in certi momenti esposti simboli esoterici così come all’apertura delle olimpiadi di Parigi vi era la derisione più o meno velata della religione cristiana. Chi ha occhi per vedere nota queste cose e le comprende e sono risibili le negazioni apposte a queste evidenze da personaggi che cercano di camuffare queste logiche quando vengono svelate. Tornando alla Pausini, voglio fare notare che un inno nazionale, così come quello di Mameli, viene pensato, scritto, diffuso con intento di accomunare le persone verso il valore della Patria natia per la quale, ricordo, nel tempo molti hanno dato la loro stessa vita. Assume quindi un aspetto sacro perché le Istituzioni, laiche e religiose, sono scritte con il sangue. Ci si accosta quindi ad esso con ossequioso rispetto cercando di rimanere il più possibile fedeli alla sua versione originale proprio perché se ne riconosce l’intento e quindi il suo valore che eleva la dignità delle persone. Vedete perciò che la Vera Arte è quella che eleva e nobilita la persona, non è semplice intrattenimento, non degrada portando agli istinti più bassi, non conduce all’oblio ed alla indifferenza nei confronti di Valori che non sono negoziabili. Tutto è lecito ma non tutto ciò che è lecito giova.
Vi prego di inoltrare questa mia mail anche a Laura Pausini che stimo ed apprezzo.
Ringrazio anticipatamente per la cortese attenzione.
Ci attende una eternità».
Alessandro Bracalente
Gentile signor Bracalente,
la cerimonia di Milano Cortina 2026 ha avuto un’audience di due miliardi di spettatori. Nella versione dell’Inno di Mameli, arrangiata per Laura Pausini, non ho letto un atto ‘sacrilego’, semmai l’intento degli arrangiatori di rendere più “global” il Canto degli italiani, anche a chi non lo aveva mai ascoltato in vita sua. Per quanto riguarda inoltre le critiche piovute addosso alla Pausini, le cito un precedente di cui sono stato testimone. All’indomani della cerimonia inaugurale dei Giochi di Londra 2012, al villaggio olimpico tra i giornalisti inglesi teneva banco la performance ‘non impeccabile’ di Paul McCartney. Evidentemente, “nessuno è profeta in patria”.
Valter Delle Donne
L'articolo “Laura Pausini è una delle mie cantanti preferite, ma il suo Inno di Mameli non m’è proprio piaciuto”: lo sfogo di un lettore sembra essere il primo su Secolo d'Italia.