Tumore al colon retto, cresce l’allarme negli under 50: il caso Van der Beek e i numeri della malattia
Il tumore al colon retto, che aveva colpito il protagonista di Dawson’s Creek nel 2023 e che l’ha purtroppo portato alla morte, è una delle neoplasie più diffuse al mondo e una delle principali cause di morte oncologica, anche tra i giovani: oltre il 9,6% di tutti i tumori diagnosticati globalmente sono colorettali e la malattia resta tra le prime tre per incidenza e mortalità. In Italia la malattia continua a incidere significativamente sulla salute pubblica, con circa 50.000 nuovi casi all’anno, posizionandosi al secondo posto tra le neoplasie più frequenti nelle donne e al terzo negli uomini
Negli ultimi anni la malattia, storicamente associata alle età avanzate, ha mostrato una preoccupante tendenza al rialzo nei giovani adulti sotto i 50 anni: oggi circa 1 caso su 10 di tumore colorettale viene diagnosticato prima dei 50 anni, con incrementi di incidenza tra gli under 50 stimati fino all’1,4% annuo e proiezioni che prevedono che entro il 2030 una quota sempre maggiore di casi riguarderà questa fascia d’età. La sopravvivenza netta a cinque anni dalla diagnosi è pari a circa il 65%, ma supera il 90% quando la malattia viene intercettata in fase iniziale. Questo dato sottolinea con forza quanto la diagnosi precoce sia determinante per migliorare la prognosi. Van der Beek al momento della diagnosi aveva solo 46 anni, e il cancro era già arrivato al terzo stadio.
Nel nostro Paese i programmi di screening per il tumore al colon retto sono rivolti prevalentemente alla popolazione tra i 50 e i 69 anni, con alcune Regioni che estendono l’invito fino ai 74 anni. Il test più utilizzato è la ricerca del sangue occulto nelle feci ogni due anni, seguito da colonscopia in caso di positività. Tuttavia, l’adesione ai programmi di screening non è ancora ottimale e si aggira poco sopra il 50%, lasciando un ampio margine di miglioramento nella prevenzione secondaria.
Crescita del tumore al colon retto negli under 50
La maggior parte di questi tumori ad insorgenza giovanile sono sporadici, ovvero non associati né a fattori genetici né familiari, quindi insorgono in pazienti senza fattori di rischio. Le proiezioni stimano un aumento dei casi pari al 90% nella fascia di età tra i 20 e i 39 anni entro il 2030. E’ quindi molto importante promuovere la prevenzione nei giovani e sensibilizzarli non solo ad agire sui fattori di rischio modificabili (dieta, sedentarietà, obesità) ma anche ad un precoce riconoscimento dei sintomi.
Sintomi del tumore al colon retto: segnali da non sottovalutare
Il tumore al colon retto può svilupparsi in modo silenzioso nelle fasi iniziali. Tuttavia esistono sintomi che non devono essere ignorati, soprattutto nei giovani che tendono a non considerarsi a rischio. Il sanguinamento rettale o la presenza di sangue nelle feci rappresentano uno dei campanelli d’allarme più significativi. Anche un cambiamento persistente delle abitudini intestinali, come diarrea o stitichezza prolungate, dolori addominali ricorrenti, senso di incompleto svuotamento, perdita di peso involontaria e stanchezza marcata possono essere segnali di una patologia sottostante.
Nei soggetti under 50 questi sintomi vengono talvolta attribuiti a disturbi benigni come emorroidi o sindrome dell’intestino irritabile, con il rischio di ritardare la diagnosi. Proprio per questo le società scientifiche insistono sull’importanza di non sottovalutare i segnali d’allarme, indipendentemente dall’età.