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Il paradosso del tennis moderno: il gettone di presenza di Sinner e Alcaraz vale più del premio per il vincitore a Doha

Nel tennis di oggi, soprattutto fuori dai tornei obbligatori, il vero campo di battaglia non è solo quello in cemento o in terra battuta, ma anche quello dei contratti. Doha ne è un esempio emblematico: l’ATP 500 qatariota ha scelto di investire pesantemente sulla presenza delle sue stelle, accettando un paradosso solo apparente. Il gettone di presenza di Jannik Sinner e Carlos Alcaraz vale infatti più del doppio rispetto al premio destinato a chi alzerà il trofeo.

Secondo quanto emerso, i due campioni avrebbero incassato circa 1,2 milioni di euro ciascuno semplicemente per scendere in campo a Doha. Una cifra che ridimensiona il valore economico del risultato sportivo: vincere il torneo garantisce poco più di 500 mila dollari, meno della metà dell’assegno già incassato per la sola partecipazione.

Il messaggio è chiaro: per gli organizzatori, assicurarsi i volti simbolo del circuito conta più di qualsiasi altro aspetto. La presenza di Sinner e Alcaraz genera attenzione mediatica, sponsor, biglietti venduti e visibilità globale. In quest’ottica, il montepremi diventa quasi un dettaglio, mentre il vero investimento è sulla narrazione del torneo e sulla sua attrattiva internazionale.

Non è una dinamica nuova. Nei tornei ATP 500, che non rientrano tra gli appuntamenti obbligatori per i top player, la concorrenza si gioca anche, e spesso soprattutto, sul piano economico. In passato lo stesso meccanismo ha coinvolto campioni come Federer, Nadal e Djokovic, trasformando l’“appearance fee” in una leva strategica imprescindibile.

A Doha, dunque, il titolo resta prestigioso, ma il vero premio è già stato incassato prima ancora di colpire la prima pallina. Una fotografia perfetta del tennis moderno, dove il valore delle stelle può superare quello della vittoria stessa.

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