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Dal Canavese al Donbass con un furgone blindato: 54 generatori e aiuti

CASTELLAMONTE

La macchina degli aiuti umanitari dell’associazione La memoria viva si prepara a un nuovo, critico intervento nelle zone di guerra del Donbass. La missione, denominata “Accendi una luce e il buio diventa avventura”, punta a raggiungere le "linee zero" del fronte ucraino il prossimo 24 febbraio, data simbolica che segna il quarto anno dall'inizio del conflitto.

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Tuttavia, nonostante l'impegno concreto sul campo, l'operazione si svolge in un clima di incertezza: i costi elevati e l'esaurimento delle risorse personali dei soci indicano che questa potrebbe essere l'ultima missione dell’organizzazione. «Siamo tornati dalla missione di Natale con una richiesta importante – dice Roberto Falletti volontario dell’associazione La memoria viva – quella di portare dei generatori per le linee zero del fronte con bambini e anziani che sono costretti a vivere a -20° senza corrente nelle cantine delle loro case». Il cuore logistico di questa spedizione risiede in un legame di solidarietà nato durante il terremoto dell'Aquila del 2009. Il 9 aprile il Gruppo di Protezione civile di Castellamonte guidato da Roberto Falletti e con l’aiuto di Piero Moscardini, fu tra i primi a intervenire in soccorso degli abruzzesi. L’Abruzzo non ha dimenticato e il legame si è tradotto in un contributo concreto: l'Agenzia regionale di Protezione civile dell'Abruzzo, diretta da Maurizio Scelli, ha erogato 20mila euro per l'acquisto di forniture energetiche. Grazie a questi fondi, sono stati acquistati 54 generatori da 3,2 kw destinati alle periferie più scure di Kramatorsk. L'intervento non si limita alla consegna di beni, ma affronta la necessità di evacuazione medica in aree ad alto rischio. La memoria Viva consegnerà un secondo furgone blindato per supportare i gruppi di volontari locali.

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Le condizioni operative descritte da Falletti evidenziano l'estrema pericolosità della cosiddetta zona grigia (4-5 km dal fronte). La minaccia arriva dai droni: i volontari hanno una finestra di soli 3-4 minuti dal momento dell'arrivo sul punto di evacuazione prima di essere intercettati dal fuoco nemico. I mezzi nuovi sono inaccessibili economicamente, l'associazione recupera veicoli blindati ex-portavalori o ambulanze con oltre 250mila km, che vengono revisionati e portati al fronte per offrire una protezione minima ma essenziale rispetto ai normali mezzi civili.

Il Tir, con a bordo il veicolo blindato, parte dalla sede della Plastic legno di Castellamonte (hub logistico messo a disposizione dal gruppo Sunino sin dai primi giorni dell’invasione dell’Ucraina), e il carico viene integrato da donazioni spontanee provenienti da tutta Italia. Oltre ai generatori, la spedizione include: coperte, abbigliamento pesante e prodotti per l'igiene raccolti nel punto di via 4 novembre a Castellamonte. «Il 24 febbraio lo vogliamo passare dove la gente continua a soffrire – continua Falletti – e dove la gente ha più bisogno di noi». Il traguardo delle 75 missioni potrebbe restare l'ultimo. L’associazione La memoria viva lancia l’allarme sul proprio futuro: a causa di crescenti difficoltà economiche non è ancora prevista una data per il prossimo intervento umanitario. Il peso economico delle operazioni ha costretto i soci a ricorrere all'autotassazione per ripianare i debiti accumulati. Se non interverranno nuovi sostegni strutturali o se non si giungerà a una risoluzione del conflitto, l'intervento del 24 febbraio potrebbe segnare la conclusione di un lungo percorso di assistenza diretta sul campo. «Questa sarà una missione importante anche a livello economico purtroppo per noi, al momento, sarà l’ultima. Se non riusciremo ad attrarre degli aiuti concreti per un lungo periodo non potremo far altro che sostenere da lontano le popolazioni dell’Ucraina – conclude amaramente Roberto Falletti – abbiamo bisogno di un aiuto concreto per far si che il nostro piccolo contributo di aiuti alla sofferenza delle popolazioni ucraine possa andare avanti. In caso contrario non è un voltarsi dall’altra parte ma è il confrontarsi con la dura realtà e con il vile denaro». Ma il messaggio arrivato il 17 febbraio all’associazione dall’ambasciatore d’Italia in Ucraina, Carlo Formosa, non può che dare nuova energia ai volontari perché il «nuovo convoglio testimonia ancora una volta la concretezza e la profondità di questo impegno».

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