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A Bologna il sì day di FdI, Malan e Bignami: è un’occasione storica, non buttiamola in rissa

Il referendum sulla giustizia “è un passaggio estremamente importante. Il governo non è nato per giochi di palazzo, ma perché ha ricevuto un consenso chiaro dagli italiani. Questo referendum non cambia la solidità dell’esecutivo. Ma rappresenta la prima grande occasione, dopo tanti anni in cui si è detto che la riforma della giustizia era necessaria, per intervenire davvero”. Così il capogruppo di FdI al Senato Lucio Malan alla platea dell’Hotel Savoia a Bologna che ospita l’evento “Non c’è sì-curezza senza giustizia”, promosso dai gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia, alla presenza dei ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi.

Giustizia, Malan: un’occasione storica per cambiare davvero

“Io assolutamente non credo, e oggi ancora più penso davvero che il sì vincerà, ma dovesse mai vincere il no, non è che abbiamo un’altra occasione l’anno prossimo o la prossima legislatura. Chissà quanto tempo dovrebbe passare prima di mettere mano a questa riforma. A questa giustizia, che assolutamente necessita di passi avanti”, ha aggiunto il capogruppo di FdI a Palazzo Madama. “E non è vero che questo referendum non influenza la durata dei processi. Perché se il 99,5% dei magistrati ha la valutazione massima, vuol dire che sia chi lavora molto, sia chi lavora poco ha la stessa valutazione. Dunque, nessun incentivo a lavorare di più. Se viene premiato invece chi smaltisce, chi va avanti, chi fa udienze, chi procede, ci saranno anche dei miglioramenti dal punto di vista dei tempi della giustizia”.

Chi sbaglia deve pagare, i cittadini lo chiedono

Nel suo intervento ha più volte richiamato la percezione diffusa tra i cittadini: “Molte persone hanno l’impressione che siano più tutelati i delinquenti delle vittime. E questo non è sopportabile. Così come non è accettabile che sembri che siano più tutelati i delinquenti delle forze dell’ordine. Chi sbaglia deve pagare. È una svolta necessaria per restituire fiducia ai cittadini e rafforzare il principio che chi sbaglia paga e chi lavora bene viene riconosciuto”.

Bignami: parliamo di contenuti e non buttiamola in rissa

Anche Galeazzo Bignami, capogruppo di FdI a Montecitorio, ha sottolineato che l’esito delle urne non avrà contraccolpi sulla tenuta del governo. “Riteniamo che sia importante che gli italiani comprendano che si vota sulla riforma della giustizia. Non c’entrano nulla le sorti del governo Meloni. Bisogna stare nel merito dei contenuti e anche oggi c’erano tanti amici di sinistra venuti per ascoltare. Realizzare a Bologna un evento di questo tipo dimostra l’attenzione, soprattutto sui contenuti o sul merito. E dimostra come la gente non vuole che la questione si traduca in rissa, ma si traduca parlando nei contenuti di ciò che questa riforma porterà”, ha aggiunto Bignami.

L’Alta corte disciplinare serve a valutare le performance della magistratura

“Non c’è sicurezza senza giustizia, perché la sicurezza e il lavoro che fanno le forze dell’ordine, grazie alle leggi approvate dal governo e dal Parlamento, danno poi gli strumenti alla magistratura per proteggere i cittadini. Noi chiediamo questo: che gli italiani vengano difesi da una magistratura che sia giusta, libera e indipendente anche da sé stessi”. Il miglioramento della giustizia passa anche dalla possibilità di riformare i meccanismi che fino ad oggi “non hanno funzionato al meglio”, ha aggiunto il capogruppo di FdI alla Camera. L’introduzione di un’Alta corte disciplinare, in particolare, “comporta la possibilità che venga realmente valutato l’operato dei giudici. E che conseguentemente non ci sia una magistratura che valuta in maniera domestica la capacità e le performance della magistratura stessa”. Un giudice, conclude, “potrà essere finalmente valutato in base alla qualità del lavoro e non in base all’appartenenza a correnti”.  Centinaia i partecipanti, alcuni con la t-shirt con la scritta “Sono una persona perbene e voto sì”. Tra i simpatizzanti c’è chi arriva con una grande foto del ministro della Giustizia nella speranza di farsela autografare. Poi raffica di selfie sia per il Guardasigilli che per il ministro dell’Interno.

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