World News in Italian

La storia di Hiroo Onoda e l’ultimo giapponese che vive in noi tra paure e credenze

Hiroo Onoda non è un nome noto a tutti, eppure appartiene a un personaggio storico rilevante la cui vicenda, quella sì piuttosto conosciuta, offre spunti psicologici di notevole interesse. Nel 1944, ancora in piena Seconda Guerra Mondiale, il soldato giapponese Onoda si trovava sull’isola filippina di Lubang, dove doveva, insieme ad altri, ostacolare l’avanzata nemica. Aveva ricevuto dal suo superiore, come tutti, l’ordine di non smettere di combattere e di non togliersi la vita, come facevano i Giapponesi quando vedevano che non c’era più niente da fare. Dopo un attacco devastante, la maggior parte dei soldati giapponesi fu annientata, e solo 4 soldati sopravvissero nascondendosi nelle montagne. Onada, l’unico che riuscì a sopravvivere, continuò ad obbedire all’ordine di resistere e combattere, convinto che la guerra fosse ancora in corso, per 29 anni.

29 anni in trincea pensando che la guerra fosse in corso

Dal 1945 al 1974 continuò a stare sull’isola, nascosto, senza consapevolezza di quello che accadeva nel mondo, sicuro che la guerra fosse ancora in corso, vivendo come un ‘soldato fantasma’ abbandonato dalla storia e dal suo paese. Nel 1974 fu trovato, alla fine, e per la sua buonafede fu graziato dal Presidente delle Filippine, e accolto come un eroe al suo ritorno in Giappone.
La sua storia, analizzata da un punto psicologico, è di straordinario interesse, e spinge a formulare diverse domande.
Quanto le credenze influenzano i nostri comportamenti? Quanto le convinzioni incidono sulle scelte della nostra vita?

Le nostre credenze ci condizionano

Quanto un errore cognitivo può cambiare il corso stesso della nostra esistenza?
Spesso crediamo convintamente a qualcosa di minaccioso anche quando vi sono molte disconferme delle nostre paure più profonde.
A volte abbiamo la guerra in testa anche quando è finita, anche quando tutti provano a rassicurarci rispetto al pericolo. Siamo devoti alle nostre convinzioni e ci ripariamo dai nostri mostri finendo tra le braccia stesse dei nostri mostri. Quando crediamo fortemente a qualcosa non riusciamo a considerare le prove che disconfermerebbero le nostre ipotesi di pericolo. Spesso la nostra psicologia si inceppa in questo meccanismo e produce ansia e sofferenza e in taluni casi chiusura, fuga dalla realtà, isolamento.

Siamo tutti Onoda in molti casi

Quando iper-investiamo su uno scopo specifico, e sottomettiamo tutta la nostra personalità al raggiungimento di quello scopo, spesso la nostra identità ne diventa dipendente. E dunque anche quando raggiungiamo lo stato desiderato – nel caso specifico la fine della guerra o per meglio dire la vittoria – la nostra psicologia continua ad investire energia o rimane attaccata a quel tipo di scopo (seppure raggiunto) con vigilanza. Questo avviene proprio per una connessione con l’identità che senza quello scopo o quel tipo di sfida al raggiungimento si sente smarrita o non definita.
È vero che questo tipo di atteggiamento molto spesso ha un’origine realistica: la guerra per Onoda c’era stata, la guerra, a volte, è una dura realtà.

La guerra dentro di noi

Tuttavia Onoda ignora segnali radio e non solo che annunciano la fine della guerra. Diniega la realtà e persevera nella sua idea di guerra, attacco e fuga, congelato in una sua personale missione che evidentemente gli garantisce un senso paradossale di identità anche rispetto agli altri tre soldati che lo seguono dandogli un ruolo o un riconoscimento.
La mente del soldato trasforma un ambiente ostile in un mondo interiore coerente, e l’uomo finisce per abitare più la propria psiche che la realtà. La giungla, infatti, non è più il luogo in cui Onoda si perde: è il luogo in cui si ritrova, però a un prezzo inimmaginabilmente alto. Per Onoda, durante quei 29 anni, non c’era più il confine tra dentro e fuori, tra il sogno e la realtà: possiamo descrivere questo stato come una forma di regressione adattiva dove la mente, isolata per anni, riduce la complessità del mondo. In questo modo la giungla diventa un contenitore psicico perfetto: immutabile, ciclica, priva di contraddizione.

La barriera

La realtà esterna, come potevano essere i messaggi e le lettere che gli arrivavano, viene percepita come illusione: Onoda ormai aveva creato una barriera tra sé e la realtà che era insuperabile; aveva costruito una realtà alternativa per sopravvivere a un trauma prolungano, trasformando la giungla in un’estensione tangibile della propria mente, dimostrando come l’essere umano possa essere capace di adattamento, autoprotezione e in sintesi capace di perdersi e salvarsi, identificandosi poi in quello che lo salva.
E allora a questo punto c’è da chiedersi un’altra cosa: quanto hanno contato gli ideali, le relazioni, e l’osservanza della gerarchia nel mantenimento di questo stato di isolamento della società?.

La sua devozione

Un’obbedienza al mandato – un mandato autorevole – una devozione assoluta che certamente parla di valori e significati personali. Il soldato Onoda aveva una mente sì autonoma, che è rimasta incatenata a un compito, una mente capace di analisi ma assolutamente incapace di contraddire l’ordine originario, flessibile nell’adattarsi al momento ma graniticamente rigida nella visione globale del mondo. La missione, in questo modo, è diventata l’unico asse psichico stabile, anzi, l’unico possibile.
L’identità di quest’uomo, dunque, si è costituita cementando tra loro investimento su uno scopo superiore, convinzione della realtà della sua paura più grande, senso del dovere e della propria missione personale. Un’identità che ha fatto, in questo caso, di un uomo con un’opzione di vita ‘normale’ un fantasma che ha sacrificato tutta la sua esistenza di adulto a una missione ingannevole che non aveva più né scopo né ragione di essere.
Una storia ‘spaventosamente’ simbolica del potere delle convinzioni e degli errori cognitivi. Hiroo Onoda mori serenamente a 91 anni. Recuperò la sua vita. Senza più fantasmi.

L'articolo La storia di Hiroo Onoda e l’ultimo giapponese che vive in noi tra paure e credenze sembra essere il primo su Secolo d'Italia.

Читайте на сайте