“Ricordati di stare bene”, pure la campagna HappyAgeing per la salute va curata
Il titolo della campagna recita “Ricordati di stare bene”, e verrebbe quasi voglia di rispondere “Sì, mo’ me lo segno”, o forse così piacerebbe agli autori e promotori. Purtroppo non è così automatico. La faccenda è parecchio più complicata. Il target sarebbe costituito dalle persone over 65 e fragili, l’obiettivo è di ridurre i rischi della frequentissima scarsa osservanza delle prescrizioni mediche per cui le terapie possono essere vanificate.
Il problema non è da poco, visto che l’impatto economico della mancata aderenza alle prescrizioni mediche in Italia è stimato in circa due miliardi di euro. Tanto per fare un esempio, il Rapporto OsMed 2023 dell’AIFA, avverte che soltanto il 50% dei pazienti con malattie cardiovascolari segue correttamente le cure, e questo ha ricadute pesanti in termini di costi per il sistema sanitario, oltre a generare gravi conseguenze sulla qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie.
La campagna è stata lanciata da HappyAgeing – Alleanza Italiana per l’Invecchiamento Attivo del Gruppo Servier, e Federsanità – Confederazione delle Federsanità, e ANCI Regionali, a cui si sono via via aggregate realtà associative e professionali come ASSOFARM, Federfarma, Rete Città Sane – OMS, FAP ACLI, FNP CISL, SPI CGIL e UILP UIL. Insomma una bella ammucchiata di sigle per tentare di risolvere, tutti insieme, un problema cui il Ministero della Salute fin qui non è stato in grado di rispondere.
Qualcuno deve anche aver capito che non basta la pubblicità a “educare” il pubblico, e quindi la campagna prosegue con un coinvolgimento attivo dei comuni italiani in una “competizione” a chi escogiterà e metterà in atto le migliori pratiche per l’educazione dei cittadini. Con questo, si vorrebbe collegare in un unico circuito virtuoso Comuni, ASL, farmacie, medici di base, operatori sanitari, famiglie e caregiver affinché la consapevolezza diventi prassi quotidiana. Speriamo bene.
Per carità, non è il momento di criticare le poche iniziative sane messe in atto dal basso per colmare il vuoto in materia lasciato dal Ministero della Salute, vuoto soprattutto di idee. Ma qualche osservazione su come è stata eseguita la comunicazione vale la pena di farla. Uno legge distrattamente solo il titolo e gli viene di pensare al peggio e a chiedersi “Ma perché mi dici ciò?”. Poi cominciano i retropensieri maligni di andreottiana memoria, per cui è fortissima la tentazione di spiegarsi quel “Ricordati di stare bene” facendolo continuare mentalmente con un sottotesto tipo “… perché abbiamo distrutto il Sistema Sanitario Nazionale e non siamo più in grado di fornirti assistenza (e nemmeno ne abbiamo più voglia). Auguri”.
A quel punto, non è affatto scontato che chi sta leggendo faccia caso anche al visual lì vicino che, a sua volta, non basta a far capire il titolo: c’è una grossa pasticca che esce di scatto da un orologio a cucù, come per dire “È ora di prendere le medicine”. Più probabilmente il lettore lo scanserà perché per decodificare e ricomporre il significato complessivo della campagna gli viene chiesto di ragionarci sopra. Troppa fatica. Fortuna che c’è una baseline che chiarisce tutto: “Segui la terapia. Proteggi la tua salute. Ogni giorno“. Ma i “pezzi”, messi così, appaiono scollegati fra loro. Meglio sarebbe stato perfino invertire il copy mettendo in alto come titolo la baseline, e in basso la headline, così tra l’altro l’attuale titolo suonerebbe più empatico e meno minaccioso.
Perché anche un messaggio, quando è rivolto a tutti, proprio tutti, ha bisogno di cura.
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