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In 7 anni 220 milioni: ecco quanto ci costano gli errori dei magistrati. E perché la riforma risponde anche a questo

Da un lato ci sono gli allarmi sull’attacco alla Costituzione, le accuse ora di voler sottomettere il pm ora di volerne fare un superpoliziotto, le criminalizzazione di chi vota Sì al referendum. Dall’altro ci sono i numeri, che parlano di un sistema giudiziario che ha bisogno di una profonda revisione, che passa proprio per quel Sì che sinistra e parte della magistratura presentano come un attacco alla democrazia. Fra questi numeri ci sono anche quelli degli errori giudiziari, rispetto ai quali la riforma della Giustizia offre risposte: sia per evitare che intere vite vengano stravolte sia per evitare che i cittadini continuino a pagare costi esorbitanti per gli errori commessi dai magistrati. Che, dati del ministero della Giustizia alla mano, nel solo 2024 sono valsi allo Stato, dunque a tutti noi, un conto da 26,9 milioni di euro.

La riforma come risposta – anche – agli errori giudiziari

Sebbene poco emerso in un dibattito che il fronte del No ha voluto spostare dal terreno del merito a quello politico, il tema si lega a doppio filo con la riforma, per diversi aspetti: dalle contiguità tra pm e giudici che, come sottolineato da Antonio Di Pietro proprio sulle colonne del Secolo, «in uno Stato di diritto non devono stare nella stessa squadra», alla responsabilità dei magistrati, rispetto alla quale un Csm misto ha profili di scivolosità, fino al tema degli avanzamenti di carriera in cui oggi il potere delle correnti pesa più del merito. In sintesi, separazione delle carriere, doppio Csm e Alta corte e sorteggio: la riforma.

Gli errori dei magistrati ci sono costati 220 milioni in 7 anni

La spesa per ingiusta detenzione nel 2024 – ultimi dati ufficiali del ministero della Giustizia disponibili – è stata di 26,9 milioni di euro. Si tratta di circa 2,24 milioni al mese, vale a dire 73.300 euro al giorno che pesano in maniera strutturale sul bilancio dello Stato. Se si allarga lo sguardo a ritroso fino al 2018 va anche peggio: si vede che in 7 anni lo Stato italiano ha sborsato 220 milioni di euro a persone che sono state detenute ingiustamente. Una media di circa 30 milioni l’anno, 2,6 milioni al mese, 85mila euro al giorno. Se continua così fino al 2030 si accumuleranno altri 200 milioni di esborso.

Una media di quasi 5mila persone risarcite ogni anno

Se i dati si analizzano dal punto di vista del numero di ordinanze, si vede che in Italia ogni giorno sono 1,5. Vale a dire che in media ogni due giorni ci sono tre persone cui viene riconosciuto di essere state ingiustamente detenute. Su base settimanale sono 10, su base mensile 46. Se ci si focalizza sulle persone risarcite, dal 2018 al 2024, sono state 4.920, circa 700 l’anno, 58 al mese, 13 a settimana. Praticamente ogni anno rifondiamo per ingiusta detenzione la popolazione di un piccolo Comune, con una inquietante regolarità: i numeri sono costanti nel tempo.

La mappa di dove abbiamo dovuto pagare di più

A risarcire questi cittadini per un danno che investe tutta la loro vita con ripercussioni enormi siamo sempre noi, lo Stato, non i magistrati che sbagliano. L’indennizzo medio per caso si attesta a circa 48mila euro l’anno, circa 4mila euro al mese: 2,5 volte il reddito medio netto degli italiani e 8 volte l’assegno sociale. Per quanto riguarda la distribuzione geografica, i distretti giudiziari che nel 2024 hanno registrato gli indennizzi più alti e dunque i maggiori errori giudiziari sono Palermo (4,78 milioni di risarcimenti); Reggio Calabria (4,54 mln); Catanzaro (4,27 mln); Roma (3,49 mln); Napoli (2,2 mln); Bari (1,6 mln); Catania (1,3 mln); Milano (1,1 mln); Torino (0,9 mln) e Firenze (0,8 milioni).

 

 

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