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Perché la vittoria di Serena Brancale a Sanremo metterebbe d’accordo tutti: persino Elly e Giorgia

Il Festival di Sanremo non è mai solo una questione di canzonette: è anche lo specchio di umori, sentimenti e risentimenti dello Stivale. Un Paese che, per una settimana, discute e si divide anche su questo. Dopo la prima serata e l’ascolto dei 30 brani in gara, i bookmakers (gli unici che non sbagliano mai) sono tre le canzoni nettamente favorite rispetto alle altre. Il duetto intimista di Fedez e Marco Masini, la canzone disneyana di Arisa e lo struggente brano di Serena Brancale. Per una singolare combinazione di fattori, solo la cantante pugliese metterebbe d’accordo tutti.

Masini, Fedez e Arisa: se vincono loro la sinistra grida a TeleMeloni

Parliamoci chiaro: in caso vittoria di Masini e Fedez, ma anche di Arisa, la sinistra (e il relativo carrozzone mediatico) sparerebbe a palle incatenate. A Masini rimproverebbero di tutto: dalle canzoni sessiste del passato alle partecipazioni a eventi di Fratelli d’Italia. Con Fedez ce l’hanno invece a morte da quando ha osato criticare la sinistra e partecipare persino a un convegno di Forza Italia. Contro Arisa, colpevole di avere dichiarato la sua simpatia per Giorgia Meloni, è montata da tempo una campagna ostile da parte della stampa radical chic. In caso di vittoria sabato sera, i giornali della domenica sarebbero pieni di articoli indignati su TeleMeloni. Chi resta? Semplice: Serena Brancale, che ha interpretato con eleganza e passione un brano dedicato alla mamma, scomparsa da poco.

Serena Brancale con la canzone sulla mamma può vincere come Barbarossa e Renga

A Sanremo le canzoni dedicate a mamme e figli sono un classico, spesso vincente (ne sanno qualcosa Luca Barbarossa che vinse nel 1992 con “Portami a ballare” e Francesco Renga, vincitore della cinquantesima edizione con “Angelo” che metteva insieme figlia e madre scomparsa).

Le sorelle Nicole e Serena come Giorgia e Arianna

Ma cosa rende questa polistrumentista barese la vincitrice ideale per il Festival del democristiano Carlo Conti. Vista da destra,  incarna il concetto di “identità” nel suo senso più genuino e popolare. Brancale non si limita a cantare; porta sul palco la lingua della sua terra, il dialetto barese, trasformandolo in un linguaggio contemporaneo ma profondamente ancorato alle tradizioni.
Brancale è l’esempio della “vittoria del territorio”: un’artista che non ha bisogno di scimmiottare modelli esteri per avere successo, ma che valorizza la propria “casa”. Ciliegina sulla torta, in un’ottica di empatia tra Meloni e Brancale, il rapporto speciale di Serena, con la sorella, come Giorgia con Arianna. A dirigerla sul palco Nicole Brancale, 43 anni, una dei pochi maestri donna a condurre l’orchestra di Sanremo.

Brancale sta Serena: con quel brano e quel curriculum può vincere il Festival

Vista invece da Elly e compagni, Serena Brancale è l’icona perfetta da tirare per la giacchetta anche a sinistra. Il suo brano “Qui con me” ha solleticato persino il lessico più “alla gauche”. Qualcuno ha già evocato l’ormai inflazionato termine “resilienza” facendo riferimento alla capacità di fronteggiare la perdita di una persona cara.
Alla sinistra internazionalista, Brancale può piacere perché oltre ai brani più tradizionali del bel canto, come arrangiatrice e performer sa fondere jazz e soul con l’elettronica, rifuggendo gli schemi della classica “cantante da Sanremo”.
Inoltre, vista nell’ottica di Elly e compagni, la cantante pugliese non sbaglia una dichiarazione. Rivedetevi come risponde a Enrico Lucci che da inviato di Striscia la notizia le chiede provocatoriamente: “Dì qualcosa di bello sul governo e sulla destra….”. Si mette la mano sulla bocca e si chiude in un emblematico mutismo, che fa sognare gli anti-meloniani.
Non solo: Brancale non può non piacere alla sinistra dopo le sue partecipazioni al Roma Pride 2024. Un battesimo “politicamente corretto” che, per chi giudica i concorrenti di Sanremo in base al filtro ideologico, vale più di un diploma al conservatorio. Ecco perché se la Brancale dovesse vincere il Festival metterebbe d’accordo tutti. Vista da destra, perché se lo merita; vista da sinistra perché è salita sul carro (del Pride) giusto.

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