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WTA Merida: Paolini, niente finale. Bucsa è più solida e spegne i sogni dell’azzurra

C. Bucsa b. [1] J. Paolini 7-5 6-4

Si interrompe a un passo dalla finale la corsa di Jasmine Paolini nel Merida Open Akron. L’azzurra, che si presentava sul cemento messicano con i galloni della prima testa di serie, è stata costretta alla resa in semifinale dalla spagnola Cristina Bucsa (numero 63 WTA), capace di imporsi con il punteggio di 7-5 6-4 in un’ora e 34 minuti di gioco. Nonostante il sostegno del pubblico, Jasmine ha pagato a caro prezzo alcuni passaggi a vuoto e una gestione dei turni di battuta meno brillante del solito.

Bucsa, dal canto suo, ha giocato una partita tatticamente impeccabile, sfruttando la maggiore incisività con la prima di servizio (70% di punti realizzati contro il 54% dell’italiana) e mostrandosi più cinica nelle fasi salienti del match. Sarà dunque la tennista spagnola a sfidare la polacca Magdalena Frech per il titolo, mentre per Jasmine resta il rammarico di una rimonta solo sfiorata che le avrebbe permesso di consolidare ulteriormente il proprio status nel ranking mondiale.

Primo set: altalena di emozioni e rimonta spezzata

L’avvio dell’incontro lascia presagire una battaglia serrata. Nel terzo game, Paolini è già costretta a fare gli straordinari, annullando una palla break con coraggio per salire sul 2-1. Tuttavia, l’equilibrio si spezza bruscamente a metà parziale: dal 2-2, l’azzurra subisce un calo di intensità che Bucsa è lesta ad aggredire. La spagnola strappa il servizio all’italiana nel quinto e nel settimo gioco, involandosi verso un apparentemente tranquillo 5-2.

Qui emerge il carattere indomito di Jasmine. Con le spalle al muro e l’avversaria pronta a servire per il set, l’azzurra ritrova profondità nei colpi e aggressività in risposta. Paolini recupera entrambi i break di svantaggio in una sequenza di gioco esaltante, annullando le certezze della Bucsa e riportandosi in parità sul 5-5. L’inerzia sembra essere cambiata, ma la statistica delle palle break (l’azzurra ne concederà 11 totali nel match) torna a pesare: nell’undicesimo gioco, Paolini incappa in un nuovo turno di battuta falloso, cedendo il servizio a zero. Questa volta Bucsa non si lascia sfuggire l’occasione e, dopo 56 minuti di lotta, chiude il parziale sul 7-5.

Secondo set: per Jasmine black-out iniziale e orgoglio finale

L’esito del primo set lascia scorie evidenti nel gioco della tennista italiana. L’inizio della seconda frazione è un vero e proprio incubo sportivo: dopo aver lottato nel primo game, Paolini subisce un parziale pesantissimo di 12 punti a zero in favore della spagnola. In una manciata di minuti, il tabellone segna un impietoso 0-4. In questa fase, Bucsa domina gli scambi da fondo campo, approfittando di una Paolini visibilmente contratta e incapace di trovare contromisure al ritmo imposto dall’avversaria.

Tuttavia, quando il match sembra ormai segnato, l’azzurra produce un ultimo sforzo d’orgoglio. Con una reazione speculare a quella della rivale — un parziale di 12 punti a 2 — Jasmine risale prepotentemente fino al 3-4, riaprendo clamorosamente i giochi. La rimonta però si ferma sul più bello: Bucsa ritrova la calma necessaria e, grazie a un ottavo game perfetto vinto a zero, si porta sul 5-3. Paolini tiene il servizio per il 4-5, ma nel decimo gioco la spagnola gestisce con freddezza la pressione; risale da una situazione di 15-30 e, dopo 38 minuti di secondo set, mette la firma sulla vittoria finale. I numeri confermano la superiorità della vincitrice nei dettagli: 72 punti totali contro i 63 di Paolini a cui è mancata la necessaria continuità per ribaltare l’inerzia del confronto.

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