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Strage nella scuola femminile in Iran, “148 studentesse uccise”. La Cnn: “Base militare a 60 metri”. L’Idf: “Non è una nostra operazione”

Centoquarantotto vite spezzate, quasi tutte bambine e adolescenti. Novantacinque ferite, molte in condizioni gravissime. È il drammatico conto delle vittime dell’esplosione – secondo le informazioni della Mezzaluna rossa – che ha devastato una scuola femminile a Minab, nel sud dell’Iran, durante gli attacchi congiunti condotti da Stati Uniti e Israele.

L’edificio colpito è la scuola Shajaba Tayyiba. Un luogo di studio, di amicizie, di sogni ancora acerbi. Si trovava a circa 60 metri da una base militare iraniana: una distanza brevissima, quasi un confine invisibile tra la quotidianità di ragazze in aula e la realtà di un obiettivo strategico. La CNN ha geolocalizzato i video provenienti dalla scena, confermando la stretta vicinanza tra la scuola e l’installazione militare. In passato l’istituto avrebbe fatto parte dell’area della base, ma immagini satellitari mostrano che i due siti risultano separati almeno dal 2016.

Nelle ore successive all’attacco, le cifre sulle vittime sono cambiate più volte, mentre i soccorritori scavavano tra macerie e detriti. I media statali iraniani avevano inizialmente parlato di almeno 118 ragazze uccise; altre fonti di Teheran avevano indicato 70 morti e 90 ferite. L’ultimo aggiornamento, citato dalla CNN attraverso il procuratore locale, parla di 148 persone che hanno perso la vita e 95 ferite.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha definito l’attacco “barbarico”, parlando di “un’altra pagina nera nel registro degli innumerevoli crimini commessi dagli aggressori”. Dal canto suo, il United States Central Command (CENTCOM), attraverso il portavoce Tim Hawkins, ha dichiarato di essere a conoscenza delle segnalazioni di danni ai civili e di aver avviato verifiche. “La protezione dei civili è della massima importanza e continueremo a prendere tutte le precauzioni disponibili per ridurre al minimo il rischio di danni involontari”, ha affermato. A Minab, però, restano le aule distrutte, gli zaini tra le macerie, le famiglie in attesa davanti agli ospedali. E un numero che non è solo una cifra, ma il volto di 148 persone che non torneranno a casa.

“L’Idf non è a conoscenza di alcuna operazione israeliana nell’area ieri” dove è stata colpita la scuola femminile a Minab ha detto Nadav Shoshani, il portavoce dell’Idf per la stampa internazionale, rispondendo a una domanda dell’Ansa in un briefing con i giornalisti stranieri. “Anche gli Stati Uniti hanno detto che stanno controllando. Vi terremo aggiornati con ulteriori informazioni”, ha aggiunto. Secondo immagini satellitari, la scuola si trova nei pressi di una base della marina delle Guardie Rivoluzionarie dell’Iran.

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