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L’effetto guerra su carburanti e bollette e la sinistra pronta a speculare contro il governo

La guerra in Iran, che si estende a tutto il Medioriente, avrà un primo, drammatico effetto sul costo dei carburanti e dell’energia. E la sinistra italiana si prepara a speculare contro il governo Meloni, incurante degli sforzi che l’esecutivo ha compiuto proprio in questi giorni e del fatto che la contingenza internazionale non è certo colpa di chi governa l’Italia.

Aumento del diesel immediato

Il prezzo del petrolio ha subito un’impennata del 9% subito dopo l’inizio delle ostilità.  Si registra un aumento immediato dei listini alla pompa. Le quotazioni del diesel hanno raggiunto i massimi da un anno a questa parte. E gli analisti avvertono sul rischio della soglia dei due euro a litro.  Ritocchi sulla rete che, tuttavia, non hanno ancora pienamente risentito dell’impennata delle quotazioni: nei prossimi giorni, se i prezzi del petrolio non invertiranno il trend, i listini alla pompa di benzina e gasolio rischiano di subire sensibili incrementi, con effetti diretti sul pieno.

Anche luce e gas potrebbero aumentare

Il Codacons e diversi analisti segnalano un rischio elevato di rincari per le famiglie a causa del balzo delle quotazioni del gas naturale. Prima del conflitto, il prezzo del gas (PSV) a febbraio 2026 era già in risalita verso gli 0,418 €/Smc. L’attuale crisi energetica potrebbe spingere i costi dell’elettricità verso un incremento del 10-15%.  Il valore del Prezzo Unico Nazionale (PUN) aggiornato al 1° marzo 2026 si attesta su una media di 0,253 €/kWh, evidenziando una pressione crescente rispetto ai mesi precedenti.

La sinistra pronta a speculare

La sinistra, soprattutto in vista del referendum sulla giustizia, è pronta a speculare, addebitando al governo Meloni una contingenza internazionale spaventosa, rispetto alla quale ovviamente non ha nessuna colpa. L’esecutivo ha approvato le scorse settimane il decreto di cinque miliardi per gli aiuti alle famiglie e alle imprese facendo un notevole sforzo. Serve a questo punto una risposta concreta da parte dell’Europa che consenta ai singoli Stati, nella speranza che il conflitto possa finire presto, di fare fronte a questa ennesima emergenza, quattro anni dopo l’inizio della guerra in Ucraina che già aveva prodotto effetti significativi sull’aumento dei costi energetici.

 

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