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Il primo risultato dell’attacco all’Iran? La sepoltura definitiva del diritto internazionale

di Gian Domenico Malpeli

Ci siamo, gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran. Nel caso dell’Iraq la guerra era stata giustificata con le false accuse del possesso di armi di distruzione di massa, in Afghanistan inizialmente era la ricerca di Bin Laden, poi l’esportazione della democrazia, Gaza è stata rasa al suolo e i palestinesi sterminati visto che sono tutti terroristi, Maduro è stato rapito poiché è un narcotrafficante, Cuba assediata e ridotta alla fame senza nessun motivo apparente, ora siamo ad un’evoluzione: abbiamo inventato la guerra preventiva. Secondo Trump e Netanyahu è legittimo attaccare qualsiasi paese sia considerato una potenziale minaccia… ovviamente a loro discrezione.

E qui sarà interessante vedere a quali voli pindarici saranno costretti tutti i politici e gli opinionisti che in questi ultimi quattro anni hanno insultato Putin per l’invasione dell’Ucraina, invocando istericamente il rispetto del diritto internazionale; cosa si inventeranno per giustificare la guerra all’Iran?

Intendiamoci, non sono un simpatizzante del regime islamico, ma ritengo che a stabilire chi governa una nazione debbano essere i suoi cittadini, non potenze straniere, e ho qualche dubbio che gli iraniani a Khamenei preferiscano un burattino statunitense o israeliano imposto a suon di bombe.

Comunque vada a finire questo conflitto ha già ottenuto un importante risultato: la sepoltura definitiva del diritto internazionale, la “foglia di fico” dietro cui l’occidente ha ipocritamente nascosto per anni guerre, cambi di regime e conflitti vari. L’umanità non si è evoluta, quella che domina è ancora la legge del più forte, del più ricco, armato; chi non accetta di sottomettersi deve essere stroncato, con le buone o con le cattive. Quello a cui stiamo assistendo è un evidente tentativo dell’America di mantenere e consolidare l’egemonia mondiale messa in discussione dai cosiddetti paesi emergenti, isolando e sottraendo alleati e risorse ai principali competitor, Russia e Cina.

Hanno iniziato con la Siria, poi il Venezuela, Cuba, ora l’Iran: chi sarà il prossimo? Fin dove potranno spingersi gli Stati Uniti senza provocare una devastante reazione? Lo stabilirà la storia, sperando che la lotta non degeneri in un altro e ultimo conflitto mondiale.

Un’ultima, triste riflessione: dov’è l’Europa in tutto questo? Assente, inerte, non pervenuta, capace solamente di partorire cervellotiche regole, ma totalmente inadeguata ad affrontare le sfide del nuovo ordine mondiale.

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