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“Sa quante ragazze hanno scritto per chiedere come si diventa ingegnere di F1? Dobbiamo cambiare le cose”: parla Hamilton

Lewis Hamilton, 41 anni e 7 titoli Mondiali, sogna ancora. Sogna di vincere con la Ferrari. Sogna di cambiare la Formula 1 e il mondo che la circonda. Il pilota inglese si prepara al via della stagione 2027, quella del regolamento stravolto, questo fine settimana in Australia: la scuderia di Maranello spera sia finalmente l’anno della svolta e dei trionfi. Hamilton è un misto di determinazione e ironia: “Questo è l’anno del Cavallo di Fuoco secondo il calendario cinese”, dice in un’intervista al Corriere della Sera, “rappresenta la libertà, il desiderio di sgombrare la mente dalla pressione e riportare al centro i valori fondamentali”. A 41 anni Hamilton prova ancora le emozioni di un bambino alla prese con i motori. Vuole portare al successo la Ferrari, vuole continuare a ispirare i giovani di tutto il mondo.

La sua visione delle corse, raggiunta la maturità, non può prescindere dalla comunicazione e dall’impegno sociale. Hamilton vuole essere icona, anche per avere potere e influenza. “Sostenibilità, diritti dei minori, razzismo: con la visibilità che abbiamo potremmo dare un grande aiuto. Ciascuno è libero di fare ciò che ritiene giusto, però credo che sarebbe bello vedere un maggiore impegno. Si può gareggiare e al tempo stesso fare del bene. Io ho sentito questo desiderio, questa spinta a una certa età”, ha spiegato il pilota inglese, che ha creato la Fondazione Mission 44: “Vogliamo provare a cambiare la vita e la carriera dei giovani delle classi sociali più deboli, aiutare le minoranze e portare diversità nell’ambiente. Superare le barriere dell’educazione che esistono anche se non si vedono”.

Hamilton ricorda la sua adolescenza, le sue battaglie: “Sono stato espulso per colpe che non avevo commesso, il preside non voleva che avessi successo”. Il successo invece è arrivato eccome: “Ed è per questo che insisto sui temi sociali. Sono in una posizione privilegiata. Possiamo davvero cambiare le cose se lo vogliamo, a cominciare dall’educazione”. Hamilton è il pilota più titolato della storia insieme a Michael Schumacher, ma la sua fame si estende anche al mondo della moda, dello spettacolo e adesso perfino del cinema: ha co-prodotto il film “F1” diretto da Joseph Kosinki, che ha ricevuto anche varie candidature agli Oscar. “Nel film ho voluto mettere una donna a capo dell’aerodinamica, per mandare un messaggio. Sa quante ragazze hanno scritto per chiedere come si diventa ingegnere di F1?”, rivendica Hamilton. Che sottolinea anche un altro aspetto: “Nel cast ho inserito anche un meccanico di colore. Se non vedi, non credi sia possibile. Molti giovani delle minoranze vengono fermati dai genitori: ‘Non diventerai mai un dottore, un avvocato'”.

Il pilota inglese quindi chiede un maggiore impegno anche da parte dei suoi colleghi piloti, magari ispirandosi a una figura come Ayrton Senna: “Non è stato soltanto un campione fantastico ma una persona meravigliosa. Aveva una visione molto più ampia rispetto al resto dei piloti”. Il brasiliano fa parte del pantheon di Hamilton, insieme a Muhammad Ali e soprattutto Nelson Mandela: “I ragazzi dovrebbero leggere la sua biografia. Quando ho cominciato a informarmi su di lui mi ha ispirato tantissimo”. A suo avviso, però, il mondo non sta migliorando: “Di continuo scoppiano nuovi conflitti, ci sono leader che dividono anziché unire. I social sono strumenti potenti, ma possono essere usati nella maniera sbagliata“. “Martin Luther King, 60 anni fa, lottava per cambiare le cose e ancora stiamo combattendo contro il razzismo“, conclude amaramente Hamilton.

L'articolo “Sa quante ragazze hanno scritto per chiedere come si diventa ingegnere di F1? Dobbiamo cambiare le cose”: parla Hamilton proviene da Il Fatto Quotidiano.

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