World News in Italian

Guerre, polemiche e proteste: 100 giorni al Mondiale più controverso di sempre

La Fifa osserva l’evolversi della situazione geopolitica in Medio Oriente mentre l’orologio corre veloce e si avvicina pericolosamente alla data dell’11 giugno 2026 quando nel mitico stadio Atzeca di Città del Messico, lo stadio della partita del secolo tanto cara all’Italia, Messico e Sudafrica daranno il primo calcio al pallone del Mondiale extra large voluto con forza dal presidente Infantino. Un’edizione da “dentro tutti”, gestita con in una mano il manuale Cencelli della politica sportiva e dall’altro le chiavi della cassaforte della Fifa che ha scelto la Coppa del Mondo come asset principale per inscriversi alla guerra dei soldi che ruota intorno al pallone.

Cento giorni, non uno di più. Uno spazio temporale troppo breve per immaginare che, come per magia, tutto il caos che c’è intorno al Mondiale possa placarsi lasciando spazio solo alle emozioni. L’ultima frontiera del disagio è la concreta possibilità che l’Iran si ritiri, risultando difficile accettare il cortocircuito di una nazionale che va a giocare tre partite sul territorio di una nazionale che l’ha attaccata: Seattle e Los Angeles le sedi prescelte per le gare dell’Iran che farà sapere ad Infantino se e come sfruttare il ticket d’accesso che si è guadagnata sul campo, il terzo consecutivo nella sua storia.

Infantino e il rapporto con Trump tra eccessi e calcolo

A Zurigo osservano e studiano le carte. Negli ultimi anni Gianni Infantino si è prodigato per sfruttare il rapporto privilegiato ottenuto con l’inquilino della Casa Bianca, Donald Trump, così da garantire che il Mondiale fosse il più possibile una zona franca al riparo dalle tensioni internazionali. Lo ha fatto spendendo se stesso e l’istituzione arrivando ai confini del paradosso, come la creazione del simil Nobel della Pace da assegnare all’amico deluso dalla bocciatura nel Nobel vero. Sforzo enorme, se si considera che la manifestazione sarà diffusa anche in Canada e Messico che non sono propriamente i migliori amici (ricambiati) di Trump con uno scenario impensabile il 16 giugno 2022, giorno dell’assegnazione della competizione a tre nazioni allora semplicemente vicine di casa.

La Fifa, dunque, cammina sul filo sottile della diplomazia mondiale con il problema evidente di essere stata superata negli ultimi tempi dalla violenza degli eventi. La mancata qualificazione di Israele alla fase finale ha tolto l’impaccio di gestire le possibili proteste, evitando così uno schema vissuto dal CIO nei recenti Giochi di Milano Cortina. Infantino ha fatto recentemente sapere di considerare arrivato il momento per la rimozione del bando nei confronti della Russia, ma si tratta solo di un’affermazione di principio perché il cammino verso l’edizione del 2030 inizierà più avanti e c’è tempo per discuterne approfonditamente.

Il Mondiale allargato che non piace per criteri e affollamento di calendari

Un intreccio che fa passare in secondo piano le questioni di business calcistico e di campo. All’appello delle 48 nazionali che si giocheranno il Mondiale mancano ancora sei squadre e una di queste si spera sia l’Italia di Gattuso. Gli azzurri sono chiamati a una mezza impresa per evitare la terza mancata partecipazione di fila perché i criteri imposti da Fifa e Uefa, compreso il playoff unico a sorteggio tra casa e trasferta, sono nemici del merito e hanno amplificato i problemi del nostro calcio.

Italia (13°), Danimarca (21°), Turchia (25°) e Ucraina (30°) sono ancora fuori e rischiano di restarci, mentre dentro l’elenco degli eletti ci sono nazionali improponibili che hanno sfruttato l’allargamento delle maglie di qualificazione in continenti che pesano elettoralmente ma non hanno qualità calcistiche. Non è un problema per la Fifa, evidentemente, altrimenti sarebbe stato risolto per tempo. Dunque, meglio rimboccarsi le maniche anche perché in caso di qualificazione il gruppo che attende gli azzurri con Canada, Qatar e Svizzera assomiglia a un risarcimento successivo.

Al Mondiale i calciatori di mezzo mondo, soprattutto Europa, arriveranno in fondo all’ennesima stagione infarcita di partite: dei calendari che non reggono più si parla tanto, ma alla fine tutti cercano di aggiungere quello che conviene. Un anno fa la Fifa si è inventata il Mondiale per Club a 32 squadre che nel 2029 diventeranno quasi certamente 48 con buona pace di chi sognava che il progetto fallisse. Nessuno fa un passo indietro, se non per prendere la rincorsa. Alle viste c’è un nuovo colpo di mano di Infantino: nel 2034 il Mondiale tornerà in mezzo al deserto (Arabia Saudita) e verrà piazzato in mezzo alla stagione europea come già capitato in Qatar nel 2022. Ai club non piace, alla Uefa nemmeno, ma Ceferin o chi per lui sono avversari e non alleati di Infantino nella guerra che attraversa il calcio. Inutile attendersi armistizi. Non nei prossimi cento giorni.

Читайте на сайте