Milano, presidio No War al consolato Usa: “Khamenei criminale, ma libertà non arriva con i missili”. Lite tra i manifestanti
“La libertà non arriva con i missili. Khamenei è un criminale, ma non possiamo festeggiare una guerra”. Lo dicono gli studenti e le studentesse iraniane del movimento “Donna, vita, libertà” che hanno partecipato al presidio “No War” organizzato da Anpi Cgil e Arci sotto il consolato Usa di Milano. “Una piazza che dice no alla guerra” spiegano gli organizzatori che chiedono “il ritorno della diplomazia e del negoziato”. In piazza si radunano un centinaio di persone. Ma le anime sono diverse. Poco dopo le 18 compaiono alcune sparute bandiere del regime islamico. Una presenza non gradita dagli organizzatori che si dissociano ricordando che “non è un presidio a favore del regime”. Tra grida e spintoni, le bandiere vengono fatte spostare oltre al cordone di polizia. Ma non è l’unico momento di tensione. Poco dopo in piazza arrivano un paio di donne iraniane che ringraziano gli Stati Uniti per l’intervento militare in Iran. Vengono subito apostrofate come “sioniste e fasciste pagate dal Mossad”. A ricordare il senso del sit-in ci pensa però un altro ragazzo iraniano del movimento “Donna, vita e libertà” che con il suo intervento chiude la manifestazione: “Odiamo il regime islamico – hanno precisato gli studenti iraniani che hanno parlato al microfono – quanto odiamo Israele e gli Stati Uniti per quanto fanno in tutto il mondo”.
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