Guerra in Iran: in azione navi e jet europei. Raid di Israele in Libano
Il Medio Oriente continua a scivolare verso un conflitto sempre più ampio e instabile. Nella notte tra il 3 e il 4 marzo la guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran ha conosciuto un nuovo salto di intensità, con missili e droni che hanno colpito diversi punti della regione e con l’Europa che, pur criticando l’escalation, si prepara militarmente a proteggere basi e alleati.
Missili e raid su più fronti
Gli attacchi israeliani contro obiettivi in Iran proseguono, mentre l’esercito di Tel Aviv ha colpito anche in Libano, dove nella notte raid su edifici e strutture nella zona di Beirut sud hanno provocato diverse vittime secondo i media locali. Il conflitto continua così a espandersi lungo più fronti.
In parallelo Teheran ha risposto con nuovi lanci di missili: secondo il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica sarebbero stati più di quaranta quelli diretti contro obiettivi statunitensi e israeliani nell’ambito della nuova fase dell’operazione militare iraniana.
Le conseguenze nella regione
Le conseguenze si fanno sentire in tutta la regione. In Kuwait una bambina di undici anni è morta dopo essere stata colpita da una scheggia durante le ondate di attacchi nel Golfo. Nelle stesse ore a Riad sono stati colpiti l’ambasciata degli Stati Uniti e la sede della Cia, segnali di una guerra che ormai supera i confini diretti tra Iran e Israele e coinvolge infrastrutture e alleati regionali.
Il nuovo leader iraniano
Sul piano politico, l’Iran ha reagito alla morte dell’ayatollah Ali Khamenei – ucciso nella prima fase degli attacchi americani e israeliani – scegliendo come nuova Guida suprema il figlio Mojtaba Khamenei. A Teheran sono iniziati tre giorni di cerimonie funebri per il leader religioso, mentre il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che chiunque assuma la guida del regime iraniano «sarà un bersaglio da eliminare».
L’Europa tra critica e difesa
Nel frattempo cresce il ruolo dell’Europa, che cerca una linea comune tra prudenza militare e critica politica all’operazione occidentale. Il presidente francese Emmanuel Macron e il premier britannico Keir Starmer hanno condannato l’escalation e parlato di operazioni militari «al di fuori del diritto internazionale», ma allo stesso tempo stanno rafforzando la presenza militare nel Mediterraneo orientale e nell’area di Cipro per proteggere basi e alleati del Golfo.
Le mosse di Francia e Regno Unito
La Francia ha annunciato l’invio della portaerei Charles de Gaulle nel Mediterraneo e il dispiegamento di sistemi di difesa contro droni e missili, mentre Londra ha disposto l’invio di elicotteri anti-drone e del cacciatorpediniere Hms Dragon per difendere la base britannica di Akrotiri, già colpita da attacchi iraniani. Anche sul piano diplomatico emergono divisioni. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, ricevuto alla Casa Bianca da Donald Trump, ha riferito che gli Stati Uniti «non hanno ancora una strategia chiara sulla futura leadership in Iran». Intanto in Europa cresce il fronte critico: la Spagna ha negato l’uso delle proprie basi militari agli Stati Uniti, provocando la dura reazione di Trump che ha minacciato ritorsioni commerciali.