Migranti, “sbirri maledetti, gli facciamo il c..o”, le chat choc dei medici No-Cpr per bloccare i rimpatri e il dubbio…
C’è chi il giuramento di Ippocrate lo interpreta come un mandato clinico e morale e chi, invece, trasforma il camice in una corazza e la deontologia medica in un modulo pre-compilato per boicottare le leggi dello Stato. A Ravenna, l’inchiesta sui medici “obiettori” che avrebbero certificato l’inidoneità dei migranti per impedire il loro trasferimento nei Cpr (Centri di permanenza per il rimpatrio) – ma anche il successivo viaggio in aereo verso il Paese d’origine – si arricchisce di dettagli.
O meglio, di intercettazioni e chat – che oggi Il Giornale riepiloga e argomenta – che lasciano poco spazio all’immaginazione. e ancor meno ai dubbi sulla spontaneità degli intenti… E non parliamo di ipotesi diagnostiche. Ma di una vera e propria strategia di “disobbedienza”. Ma procediamo con ordine.
Migranti, la campagna dei medici No Cpr ricostruita nelle chat
E ripartiamo dall’inchiesta che, in grande sintesi, vede otto medici del reparto di malattie infettive di Ravenna indagati per la presunta redazione di falsi certificati medici finalizzati a impedire il trasferimento di migranti nei Cpr. L’indagine, che ha portato a perquisizioni, sostiene che siano state ipotizzate false inidoneità al trattenimento, sollevando un dibattito sul ruolo dei sanitari nel contesto migratorio. E relative pendenze sulla contrapposizione tra obblighi morali e necessità cliniche dei pazienti.
Le indagini e le conversazioni “disobeddienti”
Dunque, dalle carte dell’inchiesta emergerebbe un quadro a dir poco imbarazzante che vedrebbe un gruppo di camici bianchi che, invece di analizzare i sintomi e valutare l’idoneità, o meno, al trasferimento in un Cpr, sembra cercare di individuare il modo migliore per aggirare questure e disposizioni governative. E con tanto di presunta bozza di certificato archetipico a fare da modello. Una sorta di canovaccio ideologico da declinare a seconda del caso e del paziente, per evitare che la serialità delle diagnosi potesse destare sospetti.
Migranti e medici No Cpr: missione politica, operazione militante?
Ma è nelle chat che il velo della “missione umanitaria” cade, rivelando la natura puramente politica dell’operazione. Come in un un messaggio in cui, un medico esterno — punto di riferimento della galassia antagonista — risponde entusiasta a una collega che ha appena sfornato due certificati di non idoneità che recita: «Bene! Gli facciamo il culo a questi sbirri maledetti».
Una campagna tra timori investigativi e veemenza ideologica
Parole che sanno di centri sociali più che di ambulatori. Altro che “cura”: qui il bersaglio sembra essere direttamente lo Stato, e chi ne indossa la divisa. Non a caso, scrive Il Giornale nel suo servizio: «Una campagna “no-Cpr” che tra i corridoi veniva solo sussurrata. Mentre sui canali di comunicazione veniva spinta alle associazioni aderenti. Peraltro, le stesse che organizzano anche incontri nelle scuole per portare il “verbo” antagonista».
Le inchieste giornalistiche
Eppure, la consapevolezza di muoversi su un terreno scivoloso pare fosse ben presente nel gruppo di firmatari ideali della campagna “No Cpr”. TGanto che, finanche il programma Far-West ha mostrato ulteriori chat in cui si legge che «il modo per esprimere il dissenso è la non idoneità». Anche se, si legge ancora in un altro messaggio, «finora abbiamo fatto così, solo che adesso bisogna giustificarla in modo più credibile altrimenti potrebbero contestarcela. Non sarà banale».
Di fatto, a un certo punto l’Asl locale ha inserito nuovi parametri di valutazione, che includevano le consulenze psichiatriche, che dai medici sono state visti come tentativi di intralciare la loro battaglia ideologica.
Non solo. Come scrivere il quotidiano milanese citato, esisterebbe perfino «una bozza, di cui “il Giornale” ha dato conto qualche giorno fa, che circolava tra i medici e che veniva usato come modello per l’inidoneità, che gli stessi però si premuravano di modificare per evitare che potesse destare sospetti in questura apparendo pre-compilata».
Parametri di valutazione e vademecum utili all’uso…
Ma la cosa passa comunque in secondo in ordine. Almeno a detta di un altro scambio intercettato in cui si legge una sorta di “vademecum della simulazione”: «Il modo per esprimere il dissenso è la non idoneità», ma – allerta un altro partecipante – «finora abbiamo fatto così. Solo che adesso bisogna giustificarla in modo più credibile, altrimenti potrebbero contestarcela. Non sarà banale».
Migranti e medici No Cpr: nelle chat anche un medico contrario
Insomma, il problema non sembra essere tanto la salute del migrante, quanto la tenuta della “supercazzola” clinica davanti ai controlli dell’Asl. Certo, non tutto il reparto di Malattie Infettive ha scelto di arruolarsi nella milizia anti-rimpatrio. Anzi, c’è chi, non indagato, ha rivendicato la dignità della professione medica contro la campagna militante. Un medico del reparto che ha messo i puntini sulle “i” e controbattuto: «Non sono d’accordo a dare a priori la non idoneità. Se non ci sono ragioni specifiche, io non lo farò».
Una voce fuori dal coro che conferma come la “battaglia” dei colleghi fosse un atto d’ufficio politico, una presa di posizione “militante” più che una necessità sanitaria. Pertanto, mentre sodali della causa e collettivi strepitano al grido di “la cura non è reato”, la magistratura valuta il da farsi per otto medici. Perché se la cura è sacra, il falso ideologico resta un reato, anche anche se ammantato dal pannicello caldo della causa nobilitata (si fa per dire) dall’intento più che rivoluzionario, disobbediente.
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