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Beirut travolta da un milione di profughi mentre Hezbollah sfida Israele e il Libano teme di sprofondare nel caos

Sopravvissuta a mille incidenti mortali, sopravviverà anche questa volta Beirut? Non lo so, so che in poche ore i profughi sopraggiunti, quasi tutti sciiti, da 100mila sono diventati un milione. Una metà da Beirut sud, l’altra dal Libano meridionale, la basi di insediamento di Hezbollah. Sono i bombardamenti israeliani, costanti, martellanti, che li hanno causati. Ma voluti, cercati, richiesti da Hezbollah. Lo slogan del Partito di Dio dalle ore successive all’eliminazione di Khamenei è diventato chiaro: “Muoia Hezbollah con tutti i libanesi”. 

Cosa è successo? Il partito khomeinista, da statuto legato alla guida suprema della rivoluzione iraniana, nato in armi negli anni Ottanta del secolo scorso, ha subito nel 2024 un colpo durissimo: l’ingresso di Israele nel suo sistema di comunicazione interna. Di lì’ a breve una pioggia di bombe è caduta sui suoi centri di comando e l’equazione mediorientale è definitivamente cambiata. E’ seguita la nuova guerra tra Israele e Hezbollah, che ha sconvolto tutto il Libano e prodotto la caduta del grande  alleato di Hezbollah, Assad. E’ seguito il cessate il fuoco, accettato da tutti, compreso Hezbollah: disarmo totale del partito, ritiro israeliano. Non c’è stato  in pieno né il primo né  il secondo. E così Israele ha continuato a colpire i miliziani di Hezbollah in armi, che non rispondeva in base all’accordo trovato con il governo libanese, che perseguiva un disarmo graduale, lento, concordato.  La sola prospettiva era la trasformazione di Hezbollah in partito libanese, disarmato come tutti gli altri, ma con le sue idee ovviamente, i suoi interessi, che diventavano però gli sciiti libanesi, non le sorti di Khamenei e dei pasdaran. 

La morte di Khamanei ha dimostrato che questo non era pensabile: Hezbollah non ha saputo né voluto sottrarsi alla sua dimensione di braccio armato dei pasdaran, anche se sparissero i pasdaran. Forse lo aveva già detto il 4 agosto 2020, quando con migliaia di tonnellate di nitrato di ammonio aveva fatto saltare il porto di Beirut: “o noi o il diluvio”. Sono stati di parola. 

Ora ha fatto di più,  ha usato i suoi missili superstiti contro Israele. Un giornale libanese oggi titola che in quel giorno ha consegnato a Israele il Libano del sud, Beirut sud e la valle della Beqaa. Forse gli ha consegnato di più. Vedremo, presto. Di certo ha dimostrato di volere l’invasione del sud del Libano per sperare di ridare legittimità alla sua lotta, alle sue armi, al suo autodefinirsi “resistenza”. 

Per la prima volta, arrivando come profughi nel centro di Beirut, molti profughi sciiti hanno inveito contro Hezbollah: “Che Dio vi maledica! Vi preoccupate di Khamenei, non di noi. A chi serve la vostra azione? Cosa pensate di ottenere?”

Il principale alleato di Hezbollah, il leader dell’altro partito sciita, Nabih Berri, ha condiviso la scelta del governo: ogni azione armata di Hezbollah è illegale, le armi vanno confiscate, i responsabili arrestati, i pasdaran espulsi. Alcuni miliziani sono stati arrestati, ma l’esercito prosegue con cautela, sa che il rischio è enorme: battaglie tra loro ed Hezbollah.  

Hezbollah però ha proseguito con i suoi annunci, rivendicando bombardamenti in territorio israeliano. Così il suo sogno suicida si sta realizzando. Un partito intriso di ideologia della morte può desiderare anche il suicidio, non sembra però che la sua base sia concorde e non sono concordi gli altri libanesi. Ma sarà possibile fermare la macchina avviata con bombe che non potevano produrre altro esito, altro risultato? 

Così si dimostra che il destino di Beirut sud non poteva essere separato da quello di tutta Beirut. Tutto può o deve bruciare in nome dell’ideologia di cui Hezbollah si sente unica depositaria: la lotta armata in nome di un intero Paese, come è accaduto tante volte senza il consenso nazionale, senza deleghe. 

“Dio acceca chi vuole rovinare”;  ma i ciechi hanno portato alla  rovina  tutto il Paese. Dove vorrà arrivare Israele lo dirà la cronaca. 

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