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Come potrebbe giocare Caserta?

Ringraziamo per la stesura del pezzo il match analyst Fabio Maniscalco

L’arrivo di Fabio Caserta sulla panchina dell’Empoli apre inevitabilmente anche una riflessione di natura tattica. La squadra azzurra arriva infatti da una stagione in cui, nelle 29 giornate giocate, ha utilizzato esclusivamente sistemi di gioco con la difesa a tre: prima con Guido Pagliuca e poi con Alessio Dionisi, l’Empoli ha alternato prevalentemente il 3-4-2-1 e il 3-5-2. L’interrogativo, adesso, riguarda quindi quale potrà essere l’impronta del nuovo tecnico. Prima di parlare di moduli, occorre però definire l’identità di gioco che Caserta ha costruito nel tempo, perché quella rimane costante anche quando le disposizioni in campo cambiano. Una delle peculiarità delle squadre allenate da Caserta è l’attenzione al possesso palla, con un tentativo costante di impostare l’azione dal basso attraverso un possesso ordinato ed efficace. Non si tratta di un possesso sterile o fine a sé stesso, ma di un gioco costruito: con il Catanzaro la manovra si sviluppava con scambi corti e rapidi, sfruttando il tasso tecnico degli uomini a disposizione, mentre la fase di costruzione era più lenta e ragionata e quella di sviluppo avveniva per mezzo di scambi veloci e organizzati per rendere difficile il recupero di una marcatura efficace. Questo significa che Caserta chiede calciatori tecnici, giocatori capaci di giocare la palla e non solo di subirla. Il nuovo tecnico dell’Empoli pratica tendenzialmente un gioco offensivo e predilige i giocatori tecnici. Pretende dalla squadra, che tende a tenere abbastanza corta, un dinamismo importante.

Storicamente Caserta non è un allenatore “dogmatico” dal punto di vista del modulo. La sua carriera in panchina racconta di un tecnico piuttosto pragmatico, capace di adattare il sistema di gioco alle caratteristiche della rosa a disposizione e al momento della stagione. Tuttavia, all’interno di questa elasticità, esistono alcune linee guida tattiche piuttosto riconoscibili. Il marchio di fabbrica delle squadre di Caserta è quasi sempre una struttura con difesa a quattro. Il sistema più utilizzato nel corso degli anni è stato il 4-3-3, modulo che garantisce ampiezza offensiva e permette di sviluppare un calcio abbastanza verticale. Nel 4-3-3 casertiano il centrocampo assume un ruolo chiave: il mediano è chiamato a dare equilibrio davanti alla difesa, mentre le mezzali hanno compiti dinamici, sia di inserimento che di pressione. In fase offensiva si cerca di portare molti uomini oltre la linea della palla, mentre senza possesso le squadre di Caserta tendono a difendere con un atteggiamento aggressivo, cercando di accorciare in avanti e recuperare il pallone rapidamente. Questo non significa però rigidità. Lo dimostra anche la stagione in corso, nella quale Caserta ha guidato per dodici partite il Bari utilizzando più sistemi: dal 4-3-3 al 3-5-2, passando per il 3-4-1-2. Una scelta che conferma la sua propensione ad adattarsi ai giocatori a disposizione e alle esigenze del momento. Stessa cosa si può dire della stagione di Catanzaro. Proprio questo aspetto potrebbe diventare centrale anche nella sua nuova esperienza empolese. Considerando che la rosa azzurra ha lavorato per tutta la stagione con la difesa a tre, non è da escludere che almeno inizialmente Caserta possa proseguire su quella linea, magari partendo da un 3-5-2 o da un 3-4-1-2, sistemi che ha già dimostrato di saper utilizzare. Al di là dei numeri sulla lavagna tattica, ciò che probabilmente caratterizzerà il nuovo Empoli sarà l’intensità. Le squadre di Caserta cercano ritmo, pressione e verticalità, con l’obiettivo di arrivare rapidamente nella metà campo avversaria e sfruttare gli spazi creati dal movimento continuo degli attaccanti e delle mezzali.

Se Fabio Caserta dovesse decidere di proseguire inizialmente con il sistema già utilizzato dalla squadra, l’Empoli potrebbe continuare a disporsi con il 3-5-2 che ha rappresentato una delle basi di lavoro degli ultimi mesi. In questo scenario la formazione di riferimento resterebbe più o meno quella vista fin qui: davanti al portiere Andrea Fulignati agirebbe la linea a tre composta da Matteo Lovato, Francesco Guarino e Nosa Obaretin. Sugli esterni continuerebbero a spingere Antonio Candela a destra, con l’alternativa di Tyronne Ebuehi, e Salvatore Elia sulla corsia opposta. In mezzo al campo la struttura potrebbe ruotare attorno a Luca Magnino come elemento di equilibrio, con Duccio Degli Innocenti (oppure Gerard Yepes) ed Edoardo Saporiti a completare il reparto. In attacco la coppia sarebbe quella formata da Stiven Shpendi ed uno tra Nasti e Fila. n questo assetto Caserta potrebbe chiedere qualcosa di diverso soprattutto agli esterni, che diventerebbero ancora più determinanti nella fase offensiva: i due quinti, infatti, dovrebbero garantire ampiezza costante e accompagnare con continuità l’azione. Se invece il nuovo tecnico decidesse di tornare alla difesa a quattro, allora il volto della squadra potrebbe cambiare in maniera più evidente. In un possibile 4-3-3 (o 2-1), Candela verrebbe arretrato nel ruolo di terzino destro naturale, con Ebuehi come prima alternativa. Sul lato opposto potrebbe trovare spazio uno tra Brando Moruzzi e lo stesso Obaretin adattato a terzino sinistro. Tutte considerazioni che dovranno poi trovare conferma nelle prime scelte. C’è un aspetto che non emerge dai numeri ma che accomuna tutte le esperienze di Caserta: il rapporto con i calciatori. È un tecnico amatissimo dai calciatori per le sue grandi doti umane, e dà molto valore alla mentalità della squadra, lavorando particolarmente sulla testa dei singoli, con i quali si intrattiene spesso per capirne esigenze e problematiche. In una squadra che ha appena vissuto un cambio di guida tecnica e si trova in piena lotta per la salvezza, questo aspetto potrebbe rivelarsi decisivo quanto qualsiasi schema.

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