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Filippo Romano: Il gigante buono

A vederlo, incute timore. Un ragazzone di quasi un metro e 90, robusto e ben piantato, con una forza belluina, e pure veloce e coordinato. Un fisico da Granatiere, di quelli che se li incontri di notte, in un vicolo buio, ti si alza il battito cardiaco. Un servizio potentissimo, in cui le doti fisiche si accompagnano a un gesto tecnico bellissimo, fluido e coordinato, due fondamentali pesanti, un ottimo braccio, un gioco al volo acrobatico, spettacolare, e uno smash imperioso, che scava i crateri sul campo.

Eppure, se dobbiamo trovare il difetto di Filippo Romano, ligure classe 2005, ennesima promessa del nostro tennis, è la mancanza di cattiveria agonistica, dovuta a una clamorosa dose di ansia e insicurezza. Ansia che lo limita nella classifica: da lunedì sarà appena 440 e rotti del mondo, grazie alla bella semifinale (la seconda in carriera) al challenger di Cherbourg, veloce indoor, Normandia.

Ansia che lo limita nei colpi. Ansia che lo limita nelle scelte tattiche, con il nostro che all’improvviso, nel bel mezzo dello scambio, decide che non ne può più di stare lì a soffrire e si butta a rete senza senso, pur di uscire dal disagio. La fortuna di Filippo a mio avviso sta nel suo coach. Il vecchio lupo di campo Gipo Arbino, già mentore di Lorenzo Sonego, un passato da paracadutista nella Folgore, un carisma enorme, una personalità tracimante. Uno che non conosce la paura.

Ecco, secondo me dai e dai il vecchio Gipo riuscirà a trasmettere coraggio, a infondere certezze a questo giovane granatiere insicuro, e ce lo porterà nei primi 100. Perché credetemi, di tennis e fisico, ce n’è in abbondanza

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