I titolari del Trinca dopo la chiusura: «Le regole per i locali non sono chiare»
PAVIA. Venerdì scorso la notizia della chiusura del locale disposta dalla questura, inattesa. Tra meno di una settimana la riapertura, più che attesa. Nel frattempo sono tanti i dubbi che tormentano i titolari del bar Trinca, in piazza della Vittoria. Uno su tutti: «Martedì riapriremo, ma senza aver capito cosa si possa o non si possa fare». Nasce così l’appello dei due soci, Matteo Iuvino e Filippo Malagori: «Per chi gestisce certe attività i regolamenti non sono abbastanza chiari e non c’è nessuno che ci tuteli».
La disposizione
La disposizione della sospensione per dieci giorni delle licenze nei confronti del Trinca (e dell’Agua, altro locale di piazza della Vittoria) era arrivata venerdì. Nei giorni precedenti, durante dei controlli nelle aree della movida in centro, le forze dell’ordine avevano effettuato delle verifiche nel locale. Qui due dj stavano suonando della musica e alcuni clienti ballavano nonostante la mancata licenza per le «serate danzanti»: per questo era arrivata la chiusura.
I gestori non faranno ricorso, ma cercano delle garanzie sul futuro del proprio locale. «La sera dei controlli c’era una festa di laurea - spiegano Iuvino e Malagori -. C’erano due dj, i clienti erano una decina e cinque di questi stavano ballando. Non vogliamo criticare la decisione, ma siamo dispiaciuti per la narrazione che è emersa nei giorni successivi. Non c’era nessuna discoteca abusiva nel nostro locale, dove abbiamo sempre rispettato tutti i parametri di sicurezza. Quel che ci viene contestato è piuttosto il volume della musica, nonostante fossero le nove di sera e avessimo tutte le autorizzazioni necessarie. Ci è stato detto che la musica alta incita al ballo».
Poche tutele
Secondo i due soci il problema riguarda i regolamenti per chi gestisce i locali: «Le regole ci sono, ma non sempre sono chiare. Cerchiamo di farci guidare dal buon senso, garantire la sicurezza dei clienti e non offrire servizi non di nostra competenza. Ci sembra però che lo stesso buon senso manchi a chi dovrebbe coordinarci: non sappiamo di preciso cosa possiamo fare e cosa no e sarà così anche alla riapertura, ma nel frattempo abbiamo subito un grande danno economico».
Altra questione che preoccupa Iuvino e Malagori è quella delle «poche tutele» per la categoria: «Poche settimane fa in una conferenza con prefettura, Finanza, amministrazione comunale e Ascom ci avevano spiegato che i controlli sarebbero stati rinforzati, ma che l’importante era garantire la sicurezza per i clienti e i lavoratori. Inoltre ci è stato detto che per rispettare le normative è fondamentale non cambiare attività prevalente, quindi il bar nel nostro caso. Lo abbiamo sempre fatto e ci hanno chiuso, senza che nessuno si schierasse dalla nostra parte».
Nel "buon senso" gli imprenditori includono adeguarsi alle esigenze di una città come Pavia, che ospita quasi 30mila universitari: «Se ai locali si toglie la possibilità di organizzare feste di laurea si tagliano loro le gambe. In altre città d’Italia spopola il soft clubbing: eventi musicali in location d’occasione, anche panetterie o alimentari. Non può essere che a Pavia tutto questo non possa esistere e dobbiamo preoccuparci anche se attacchiamo un pc alle casse in un locale nato per ospitare anche eventi». —