A Miami domenica da vivere con Paolini e Berrettini. In campo Alcaraz, Sabalenka e partite d’alta classe
Va in scena la prima domenica del Miami Open, con i terzi turni del Masters 1000 maschile che si aprono e quelli del WTA 1000 femminile che vanno a terminare. Tantissime le questioni in ballo, ma andiamo con ordine perché di match da tenere in considerazione ce ne sono tanti.
Innanzitutto partiamo dal femminile, perché, pur potendo girare la questione in molti modi, ci sono di fatto tre confronti di grande interesse per il pubblico e uno è quello che mette di fronte Jasmine Paolini e Jelena Ostapenko. Il quadro è chiaro: 2-2 nei precedenti, ma anche una vera e propria sfida tra l’ordine delle cose come vanno fatte associate a una spinta importante da fondo della toscana contro la totale imprevedibilità della lettone, capace di avere giornate in cui mette tutto dentro e altre in cui un braccio tra i più potenti del circuito spedisce la palla in direzioni che causano l’innalzamento dei livelli di attenzione a diversi metri dal campo. Nei fatti, per Jasmine è la potenziale prima parte di un percorso durissimo che avrebbe questa sequenza: Ostapenko-Svitolina-Sabalenka.
E proprio tra le donne è sostanzialmente imperdibile la sfida tra Qinwen Zheng, la cinese campionessa olimpica che sta provando per ora abbastanza vanamente a riprendersi un posto tra le big, e Madison Keys, che una volta scaduti i punti della vittoria agli Australian Open è uscita dalle 10. Il “premio” è potenzialmente Aryna Sabalenka: per la bielorussa numero 1 del mondo c’è l’americana Caty McNally, una potenziale traiettoria da big associata a quella di Coco Gauff in passato, ma che si è differenziata senza mai avvicinare quei picchi. Attenzione anche a Fernandez-Pegula, anche se la numero 5 del seeding qui i favori del pronostico li ha, e a Rybakina-Kostyuk, se non altro perché l’ucraina nella giornata giusta è realmente in grado di causare guai a chiunque.
Passando al maschile, inevitabile l’accensione dei riflettori su Matteo Berrettini, atteso alla prima volta assoluta contro il monegasco Valentin Vacherot, che sta sostanzialmente confermando di potersi trovare nella zona di classifica in cui è, quella del 24° posto ATP. Per il romano, però, è un’occasione importante, soprattutto perché quanto visto contro Muller e Bublik racconta di un servizio tornato a pungere nei momenti giusti e di una condizione mentale che potrebbe realmente permettergli di difendere i quarti di finale del 2025. Segnali confortanti, che però ora sono alla reale prova di questo match (e, si spera, di quello contro il vincente di Fils-Tsitsipas, una sfida peraltro tutta da vedere per vari motivi, vuoi perché il francese sta cavandosela bene dal rientro, vuoi perché improvvisamente il greco sembra essersi riacceso).
La parte alta del tabellone maschile offre forse non così grandi spunti, ma si può aprire a parecchie sorprese. Che difficilmente, però, verranno da Carlos Alcaraz, nel senso che il murciano appare destinato a non avere problemi con l’americano Sebastian Korda, con il quale, nonostante il 4-1 nei precedenti, gioca per la prima volta sul duro all’aperto. Verosimilmente agli ottavi ci sarà Karen Khachanov, atteso dallo spagnolo Martin Landaluce, passato dalle qualificazioni (e, con Rafael Jodar, osservato speciale di un tentativo di rimettere in piedi una generazione futura iberica che al momento conta solo sul numero 1 del mondo). Da tenere d’occhio, anche se forse per motivi diversi dal puro fatto estetico del tennis, Quinn-Lehecka (perché il primo ha battuto Hurkacz e Ruud e sembra davvero nel segno del fuoco) e Opelka-Fritz. Esordio anche per Simone Bolelli e Andrea Vavassori in doppio: non fortunati i due a pescare il monegasco Romain Arneodo e l’americano Rajeev Ram.