Biathlon, la disfatta della Germania: 0 vittorie in 69 gare. Un’imbiancata senza precedenti
La scorsa settimana era stato spiegato come la Germania del biathlon rischiasse di incappare in una disfatta epocale. Lo scenario si è concretizzato, poiché la superpotenza tedesca ha chiuso la stagione 2025-2026 senza alcuna vittoria. Non sono arrivati successi in nessuno dei due settori, tantomeno nelle competizioni miste, ed è stato bucato l’appuntamento con il gradino più alto del podio sia a livello individuale che nelle staffette.
Per la verità, i teutonici non sono andati poi così lontani dal salvarsi in zona Cesarini. Philipp Nawrath, nella mass start di domenica, si è giocato l’affermazione con Johan-Olav Botn, venendone battuto in dirittura d’arrivo. Dunque, zero spaccato, con la sensazione che il destino abbia deciso così. Difatti, non bisogna dimenticare come in linea teorica, la Germania una gara l’avrebbe vinta.
A Nove Mesto na Morave, Marlene Fichter e Leonhard Pfund avevano tagliato il traguardo della single mixed in prima piazza. Si stavano preparando per la premiazione, quando sono stati investiti da un’autentica doccia gelata, ossia la squalifica. I due sono stati tolti di classifica perché Fichter aveva avuto un’indecisione nel re-imbracciare la carabina dopo un poligono. Il movimento è stato considerato una violazione delle norme di sicurezza, con conseguente sanzione draconiana.
Peraltro i Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026 sono stati estremamente deludenti, con un’unica medaglia di bronzo, conquistata dalla staffetta mista. Viceversa, la precedente edizione italiana del XXI secolo era stata trionfale. Torino 2006 si era conclusa con 5 ori e 11 medaglie complessive. Come se non bastasse, con una gestione strategica più puntuale del settore femminile, il bottino avrebbe potuto essere anche più ricco!
Chissà, forse era scritto nelle stelle che la Germania dovesse incappare in una vera e propria debacle, ritrovandosi in una situazione senza precedenti. I tedeschi e le tedesche hanno dominato il biathlon in passato. Nel decennio corrente, gli anni ’20 del XXI secolo, le soddisfazioni non sono mancate. Solo un anno fa, al termine del 2024-25, Franziska Preuss aveva vinto la Sfera di cristallo, consacrandosi peraltro anche con un oro iridato.
Come è stato possibile tutto ciò? Come mai una nazione in passato dominante si ritrova ad anni luce dalle altre superpotenze Norvegia e Francia, vedendosi scavalcata finanche da Svezia e da Italia, che non hanno numeri comparabili in termini di profondità del movimento? Il discorso potrebbe essere materia di tesi di laurea, perché l’intero sport tedesco è in declino, i medaglieri dei Giochi olimpici sono lì a testimoniarlo.
Tempo addietro, in Germania, ci fu chi ne fece una questione culturale. Una decina di anni fa abbondante, ex biathleti e biathlete di grido espressero preoccupazione perché avevano la sensazione di come “i giovani non avessero voglia di impegnarsi”. Evidentemente, non era un luogo comune o la classica sentenza da “Boomer” ai danni delle nuove generazioni.
In effetti, i tedeschi del presente non sono atleticamente all’altezza delle controparti di altre nazioni. Sparano bene, ma sugli sci sono uno o due passi indietro rispetto alla concorrenza. La stessa Preuss, di cui si è detto, appartiene a una generazione formatasi in precedenza. È verosimile che la situazione possa migliorare a breve, ci sono ragazze molto interessanti fra le donne, ma sia Selina Grotian che Julia Tannheimer non hanno avuto l’impatto atteso nel massimo circuito.
Di certo, dopo questa stagione, in Germania scatteranno le tavole rotonde e le unità di crisi. Dalla produzione continua di uomini e donne capaci di dettare legge, siamo passati alla penuria contemporanea. Il settore maschile è in disgrazia, quello femminile sta un po’ meglio, ma solo perché si vedono ragazze di prospettiva, che però devono ancora mangiare tanta pastasciutta. A chi di dovere il compito di cucinarla nel migliore dei modi. Nel frattempo, il 2025-26 passerà alla storia come l’anno della Niederlage, ossia della disfatta.