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Razzismo istituzionale: formulazione della risoluzione Onu pone più problemi di quanti ne risolva 

Il 25 marzo 2026, una risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha condannato la schiavitù e la tratta di africani. 

Era ora. 

Purtroppo, la sua formulazione pone più problemi di quanti ne risolva. 

Non ho ancora il testo esatto, fonti, tra cui l’ONU, ad oggi fanno solo estratti e riassunti, ma sembra che punti nello specifico i quattro secoli del Commercio Atlantico e del razzismo istituzionale che ne ha portato, che gli permette di dimenticare i quattordici secoli arabo-musulmani che sistematicamente castrava i maschi e causava almeno altrettante vittime, ma non era accompagnato dallo stesso razzismo istituzionale.

Infatti, nell’Islam, uno schiavo potrebbe facilitare la sua liberazione convertendosi e diventando così, in teoria, un pari. 

In teoria, eh, perché gli africani neri che attraversano il Maghreb, per esempio, sanno bene cosa significa razzismo, anche quando sono musulmani. 

E ancora che la risoluzione è stata votata come uomo unico dagli Stati arabi, con la significativa eccezione dell’Oman, che da tre secoli e mezzo ha trattenuto il commercio dalle coste dell’Africa orientale.

La risoluzione trascura anche dieci secoli di schiavitù degli europei da parte degli arabi e cinque secoli di cattura degli slavi da parte degli europei occidentali che li hanno venduti agli arabi-musulmani dopo la castrazione a Venezia.

Così come tutte le altre forme di schiavitù praticate da quasi tutti i popoli della terra in epoche diverse. 

Compreso in Africa, tra gli africani. 

Per non dimenticare la riduzione della schiavitù delle popolazioni ebraiche e rom d’Europa da parte dei nazisti che ha causato diversi milioni di vittime, ovvero in 5 anni il numero equivalente di trattati transatlantici e arabo-musulmani in diversi secoli. 

Si potrebbero aggiungere i milioni di morti di Holodomor e genocidi tutsi o armeni, ma che bello, ha votato l’ONU: 

il commercio transatlantico è ora ufficialmente il “peggior crimine contro l’umanità della storia”!

I promotori della risoluzione, con il Presidente ghanese al timone, si congratulano con il fatto che: 

“Apre la via legale alla giustizia riparativa”,  ovvero indennità forti e inciampanti. 

Ci si chiede se il Ghana sarà dalla parte dei pagatori o dei beneficiari poiché i suoi regni costieri, come altri in Togo e Dahomey, sono più spesso degli schiavi venduti e riportati alla giustizia, o vittime di guerre e violenza politica. 

A meno che non siano condannati a pagare solo gli acquirenti e non i beneficiari dell’epoca?

L’ultimo problema è, se vogliamo cercare un risarcimento per crimini commessi secoli fa, dove e quando ci fermiamo? 

Soprattutto perché oggi sappiamo che alcuni regimi con le bombe atomiche non hanno nulla a che fare con il diritto internazionale e ci siedono felici? 

Gli Stati Uniti, che hanno votato contro la risoluzione, europei, Svizzera compresa, e generalmente occidentali che si astengono, hanno già chiarito che è fuori questione che compenseranno qualsiasi cosa per i fatti commessi in un momento in cui erano legali dal punto di vista internazionale in effetti in quel momento.

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