Nuovi canestri al Noce e al campetto di San Luigi grazie a un colletta
REGGIO EMILIA. La passione per il basket giocato non è stata certo attenuata dalla pandemia e tutti i cestisti reggiani non vedono l’ora di tornare a calcare campi e campetti.
Ecco che allora si scaldano i motori preparando i terreni di gioco: in particolare un gruppo di ragazzi frequentatori abituali dei campi di San Luigi e del Noce, alla Canalina, ha deciso di fare una colletta e comprare canestri nuovi per questi due playground.
Un’idea lanciata da Davide Leoni che si è meritato con i suoi compagni l’elogio del presidente della Fip provinciale Massimo Turni.
«Sono molto orgoglioso di questi ragazzi e spero di poter ringraziarli anche personalmente - ha sottolineato Turni -. Sono cresciuto anche io giocando d’estate a San Luigi e posso dire che questo è il vero spirito dei ragazzi dei campetti. Qui di vede la passione e non mi meraviglio che ci sia in mezzo “Leo” che è un pezzo importante del territorio con la sua passione e la sua disponibilità».
Già, perché Davide Leoni, noto a tutti come Leo, non è nuovo a queste cose, più volte negli scorsi anni si è dato da fare gratuitamente per sistemare i canestri dei campetti oltre a bombardarli con i suoi tiri da tre. Una persona conosciuta da tutti per il suo buon cuore, la sua simpatia e la sua passione per il basket nonostante venga dal mondo del calcio.
Il suo battesimo della palla a spicchi è avvenuto a Sant’Antonio con una compagnia davvero niente male.
«Ho cominciato a giocare al campetto con Gabriele Righi, Vincenzo Romano, Davide Bellezza, David Londero e Max Menetti che chiamavamo “Larry” perché veniva sempre con la maglia di Larry Bird. Mi sono appassionato e quando han fatto il campo a San Luigi ho iniziato andare lì dove ho conosciuto tanti amici», ha commentato.
Leoni ha visto tanti giocatori in erba che poi hanno fatto strada: «Ricordo Filippo Masoni che giocava a calcio nei pulcini poi è passato al basket; è stata la sua fortuna. Andrea Rovatti che giocava sempre con noi. Quando Nicolò Melli veniva a San Luigi, tutti volevano giocarci contro ma si vedeva che giocava un po’ in punta di piedi per non farsi male ed era di livello superiore. È una persona squisita. Massimo Turni con il suo tiro speciale, un amico, mi ricordo le battaglie che facevamo durante la partite. Poi Massimo Borghi, un ottimo tiratore ed ottimo allenatore oltre al trio Bergomi-Poli-Cortesi che era davvero difficile battere. Tra i più forti ci metto pure Federico Mussini e Davide Giudici. Ricordo anche di un ragazzo alto, magro e gracilino ma con una buona tecnica, un certo Roberto Casoli che poi è diventato uno dei miei preferiti».
Il titolo di personaggio più folcloristico lo assegna invece a Francesco Zappardino.
«Io sono abbonato Fortitudo, lui è un virtussino scatenato - rivela - non potevamo non divertirci insieme e pungolarci a vicenda. Per farlo arrabbiare al campetto avevamo organizzato la commemorazione dell’ultima retrocessione della Virtus causata proprio da Reggio. Finimmo pure sulla Gazzetta di Reggio».
Per quanto riguarda il campo più suggestivo: «Ora a Buco del Signore non si va più ma mi ricordo quando sembrava di essere in un campo di New York, con molti stranieri tra cui il mitico Domingo che era il fulcro dello spettacolo, radio giganti con musica rap, e molto uno contro uno. Lì si giocava forte».