Ornella Vanoni e il ritorno con un album di inediti: «Se invecchi prendendoti sul serio, vivi male»
A 86 anni, Ornella Vanoni ha capito che ci sono due modi di invecchiare: ridendo di sé stessi o prendendosi sul serio. «Se scegli la seconda strada, vivi male» confessa in una lunga intervista a Sette parlando del suo nuovo album di inediti in uscita il 29 gennaio, Unica, che l’ha vista duettare, tra gli altri, con Virginia Raffaele, Carmen Consoli e Francesco Gabbani. «Tutta la vita sono stata passeggera e ho sempre cercato sentieri secondari. Sono sempre affascinata da quello che non conosco, sono quelli i sentieri secondari. Ed è quella la mia meta» spiega Ornella aprendo il suo cuore non solo riguardo una certa iconicità sensuale che ha sempre detestato, ma anche riguardo il suo rapporto con gli uomini.
«Se nella mia vita io con gli uomini ho sempre sbagliato, ho vinto ma ho sbagliato, dipende forse da mio padre» racconta riportando alla mente quella volta che, dopo il bombardamento di Milano, il padre la prese per la vita, «tipo John Wayne» e la tirò su per farla salire sul treno: «Da allora, ho sempre pensato che l’uomo doveva essere chi ti proteggeva, chi ti salvava». La figura, però, è stata talmente idealizzata da averla portata più volte a scoprire la sua parte più maschile, presente in ogni donna: «Bisogna smetterla con gli stereotipi: ci può essere una parte femminile in un poeta, in un uomo che incontri. È bello così, non l’uomo uomo o la donna donna».
Aprire i conti con il passato la porta, però, anche a ripercorrere i lati più oscuri della sua esistenza: dall’aborto che ha avuto quando studiava a Losanna – «Sono rimasta incinta e lui non ha voluto il bambino. Ero anche molto giovane, avevo diciotto anni. Hanno chiamato uno psicologo e tutti, decisi, hanno detto che io non avevo né le capacità, né la forza psicologica di fare un figlio. Però ho pensato: “Ma gli uomini, quando si mettono insieme, sono nemici…”» – alla depressione che, non molto tempo fa, le ha impedito di uscire di casa, dove restava avvolta nel silenzio e nell’oscurità: «Adesso non mi capita più. Mi capita la tristezza, posso piangere dodici ore. La depressione è un’altra cosa. È una malattia terribile. Ho perso tutti i capelli, ero calva, poi mi sono curata e sono ricresciuti. Il professor Cassano mi ha detto: “È molto facile la diagnosi: tu non dormi per due mesi, lavori, chiunque si deprimerebbe”».