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Grosseto e Siena vicine, ma divise dai cantieri della E78

Poco più di 70 chilometri separano Grosseto e Siena, città che non si amano, ma che sono costrette da secoli a essere legate a doppio filo, fin da quando il Monte iniziò a accumulare nei forzieri le rendite dei pascoli maremmani, i “Paschi”. Oggi il legame è ancora fortissimo, ma i collegamenti sono rimasti quasi quelli di allora. Scartato il treno, la linea non è ancora elettrificata, ci vuole un’ora e 40’ con il regionale, migliaia di pendolari si spostano con il bus e con l’auto propria. Attraverso la “strada europea” E78, i monconi spezzettati della “Due mari”, la strada di “grande comunicazione” che, nei progetti degli anni ’80 e ’90, eredi di quelli del XVIII e XIX secolo, dovrebbe collegare Tirreno e Adriatico. E quindi non solo Grosseto e Siena, ma anche Piombino e Livorno, e i loro porti, con il Nord-Est.

La “Due mari”, infatti, ancora non c’è. Non è completata, mancano due lotti (il 4 e il 9) in Toscana, altri nell’Umbria e nelle Marche. È fra le opere da commissariare e finanziare (2019 milioni di euro), ma c’è già stata almeno altre quattro volte, senza che ancora si veda la conclusione.

Il viaggio fra Grosseto e Siena è ancora un percorso a ostacoli, fra cantieri, restringimenti, gallerie a doppio senso, asfalto che si allaga d’inverno e imbuti che, in estate, causano file che sfidano qualsiasi partenza intelligente. Eppure nel 2014 l’allora presidente dell’Anas, Pietro Ciucci, disse: «Nel 2020 basterà mezz’ora per andare fra le due città». In elicottero, forse.

Fino a Civitella, da Grosseto, adesso si viaggia abbastanza bene, su una quattro corsie moderna. Il 1° lotto – Grosseto-Montorsaio (11 km) – fu aperto al traffico a febbraio del 2006 (59 milioni di euro). Due anni dopo ecco il tratto Montorsaio-Paganico (9,3 km, 74 milioni). Ci vollero altri tre anni per lo svincolo di Paganico, che collega all’Amiata, e nel 2012 furono completati i 7 km, tutti in salita, tra Paganico e Civitella (costo 50 milioni). Un tratto fantastico da percorrere in discesa, con sullo sfondo il mare della Maremma.

La guida rilassata e sicura termina a Civitella Marittima. Le frecce bianche riportano alla vecchia statale 223, doppio senso, striscia continua in mezzo. Inizia qui il “lotto 4” (foto 1), uno di quelli che ancora mancano.

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Sono meno di tre chilometri, fino a Lampugnano, ma le difficoltà di progettazione (otto viadotti e due gallerie) hanno rinviato l’intervento di anno in anno. Ora, assicura Anas, sarà realizzato: il cantiere è già stato consegnato (settembre 2020) alla ditta “Rti Itinera Spa - Monaco Spa” che sta facendo i rilievi. I tempi previsti sono tre anni e tre mesi.

Dopo Lampugnano la strada torna a quattro corsie. Inizia qui il “maxilotto”, che riunisce i lotti 5, 6, 7 e 8. È stato aperto, in più fasi, fra il 2016 e il 2018, inserendo in un secondo tempo lo svincolo di Pari, all’inizio non previsto, e cedendo alle proteste degli “Amici di Petriolo” e degli ambientalisti che chiedevano di salvare le antiche terme nella realizzazione del nuovo viadotto (foto 3) sulla meravigliosa valle del Farma.

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Ma il maxilotto, fino a Monticiano (12 km per 230 milioni di euro), ha ancora un buco importante: la galleria. Il progetto originario prevedeva di realizzarne una nuova e di adeguare la vecchia, risalente a 1974. La nuova (foto 2) è stata aperta, ma la circolazione è a doppio senso perché è stato scoperto che adeguare la vecchia non sarà possibile, ma ne servirà un’altra parallela.

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Dovrebbe andare a gara (30 milioni) quest’anno. Intanto le auto sono costrette a due stretti svincoli, in entrata e in uscita. Qui, d’estate, si formano code ogni domenica sera, quando i turisti tornano verso casa.

La nuova strettoia si incontra a Ornate, nel comune di Monticiano. Qui inizia il lotto 9 (foto 4), 11,8 chilometri, quasi tutti in pianura, nei comuni di Monticiano, Murlo e Sovicille.

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Al momento la strada è a doppio senso, costellata di autovelox (limite 70 kmh) e di curve pericolose. Siamo nella zona delle risaie, e forse è per questo che, in inverno, la strada diventa un lago. Lunghi dirizzoni invitano al sorpasso, ma gli incidenti, anche mortali, si contano purtroppo ogni anno. Il lotto è stato progettato, finanziato e approvato dal Cipe. I lavori dovrebbero essere assegnati entro l’anno (circa 145 milioni di euro).

La strada torna “normale” a Bagnaia, quando sullo sfondo si inizia a intravedere la “skyline” di Siena con il campanile del Duomo e la torre del Mangia. Fino a Siena si attraversa l’ex lotto 10, completato in due momenti (2006 e 2011), finché si arriva (in circa 50’ da Grosseto) alla biforcazione (foto 5) fra il raccordo per Firenze e la Cassia, strada che resiste tenace dal tempo dei Romani.

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Da qui si può andare anche verso Arezzo. E, forse, verso l’Adriatico. Prima o poi. —

(2 _ continua)

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