Covid, la protesta delle palestre: "Almeno bar e ristoranti lavorano, noi no. Siamo dimenticati da tutti"
UDINE. «Siamo l’unica attività privata a essere completamente chiusa. Tutti parlano di bar e ristoranti, che però, a regime ridotto, almeno stanno lavorando. Noi no. Niente. Siamo oscurati, dimenticati dalla politica quanto dall’opinione pubblica».
È alla luce di questa sconsolante considerazione che Lorenzo Battistel, titolare di una palestra a Belluno, insieme a quattro colleghi (un milanese, due romani e due siciliani) ha deciso di fondare la Federazione sindacale sportitalia. Ancora sconosciuto ai più, l’acronimo Fssi promette di farsi conoscere e andare a battere i pugni sui tavoli che contano.
La “campagna acquisti” è appena iniziata. Il sindacato, che può contare oggi su 1.400 adesioni, punta rappresentare un settore tanto eterogeneo quanto frammentato. A Nordest, il coordinatore della neonata Federazione è proprio il veneto Battistel che spiega: «Ci hanno sempre considerato un mondo legato al gioco e al divertimento, quando in verità lo scopo dell’attività motoria è quello di promuovere la salute». L’obiettivo principe della Federazione è dunque far maturare questa consapevolezza nel pensare comune e assorbirla nella legislazione di riferimento, facendo sì che l’attività fisica sia riconosciuta quale mezzo di promozione del benessere della persona e quindi prescrivibile dai medici.
Gli obiettivi che si è dato il nuovo sindacato guardano anche alle professionalità delle migliaia di persone che lavorano nell’ambito sportivo. «Manca un contratto nazionale di lavoro, un ordine sotto il profilo della contribuzione, abbiamo società con dipendenti che prendono uno stipendio regolare e ai quali vengono pagati i contributi e associazioni che invece lavorano con i “volontari”, persone che vengono remunerate con rimborsi spese» spiega ancora Battistel domandandosi «che studi hanno e chi sono queste persone» convinto della necessità d’intervenire «anche su formazione di base e poi specializzazione».
Tornando al Covid, l’imprenditore chiarisce: «Questo non è il momento di riaprire, ma di mandare un segnale sì e per questo, il 27 gennaio, proponiamo ai titolari di tutte le palestre italiane di aprire, ma senza far entrare nessuno, come gesto simbolico». Per ricordare che nel Paese ci sono 2 milioni di persone che lavorano nello sport e 20 milioni di italiani che vorrebbero tornare a praticare attività fisica e che rischiano di pagare un alto prezzo allo stop delle palestre.
Fssi punta ora ai tavoli romani. «Le tante proteste attuate fin qui dal settore palestre non hanno ottenuto alcun risultato. Quello che si propone la federazione oggi è di passare dalle proteste alle proposte – conclude Battistel – e di farlo non per un singolo settore, ma per tutto il mondo che ruota attorno all’attività fisica».