World News

Carnevale Ivrea: «Una Ri-Fondazione con gli eporediesi colti e sensibili come protagonisti»

IVREa

Non è il solo, l’avvocato Carlo Ardissono, a preferire un Carnevale dei progetti al Carnevale dei ricordi: anche Ciro Lubrano Lavadera, titolare dell’enoteca Vino e dintorni, la pensa esattamente come lui. E lo fa da una posizione particolare che racconta così: «Non sono un esperto di Carnevale, non ho scritto né libri né riviste sull'argomento, mai tirato arance, né a piedi né sui carri, non ho mai impersonato ruoli nella parte storica e neanche fatto parte dei Pifferi e tamburi, ma vivo a Ivrea da circa 30 anni, da 20 faccio il vinaio e lavoro nel centro storico e, per forza di cose, questa festa è entrata nel mio vissuto. Di tanti aspetti, come i cavalli e la battaglia subisco il fascino e basta, ad altri, un po’ più di nicchia, mi industrio come posso per partecipare, anche se sono solo comparsate quali le Ricordanze del gruppo degli Alfieri e il Carnevalgustando organizzato dai Citoyens».

«Mi rattristano –spiega Ciro- il vedere tanti sguardi rivolti al passato così come il cosiddetto Carnevale dei ricordi, un'abbuffata di foto che testimonia un “quando si poteva” che io leggo come il senso di resa di un popolo orfano della sua festa più importante. Non va bene. La lotta per sconfiggere questa pandemia, che è poi alla base dell'annullamento della manifestazione, è un occasione storica che, auguriamocelo, difficilmente si ripeterà. Restare ai box per un anno è un regalo enorme se lo si sfrutta per una riflessione collettiva su come dovrà essere il Carnevale, del 2022 o di quando si farà».

«Una riflessione collettiva –continua – che guardi al futuro e non si fermi allo scambiarsi vicendevolmente e continuamente like sul “come eravamo”, sul passato. E se l'esigenza non viene percepita dall'alto, in primis da chi governa questa città, allora che siano gli stessi attori di questa magnifica festa a farsi promotori del cambiamento: le Mugnaie, i Generali, le squadre, gli storici, gli Alfieri, eccetera, insieme a tutti gli altri». «La festa – evidenzia Lubrano – poggia su alcune figure iconiche e tanti momenti rituali e per lei sono in tanti a impegnarsi, spendendo tempo, energie e anche molti soldi, eppure fatica a dotarsi di una regia che, rispettando la sua vera storia e le sue caratteristiche peculiari, la valorizzi davvero quale bene culturale di eporediesi e canavesani. Negli ultimi anni ho visto troppi intoppi, soverchie polemiche, cadute di stile e scarsa capacità organizzativa. E proprio mentre si sbandierava la necessità di farla diventare un'occasione turistica di maggiore importanza, si lasciava lievitare a dismisura una parte a discapito di altre e si avvertiva spesso il disagio generato da una “festa difficile da controllare” e mancante di un obiettivo chiaro e condiviso». Ed evidenzia: «A niente è servito il progetto Carnevale 365 e a niente son serviti i cambi di casacca nei ruoli apicali della Fondazione. Ogni tanto volano promesse e parole, qualche volta son volati gli stracci, spessissimo il comune cittadino si è meravigliato di tanta litigiosità. Si abbonda in tutto, dai proclami ai verbali, ma ciò che manca sono Il Progetto Carnevale e un’autentica intenzione di far diventare attrattiva tutta la manifestazione e non solo la Battaglia delle arance, per quanto unica».

«Si dimentica spesso – aggiunge Lubrano – che il Carnevale è uno solo, composto da tante parti quante sono le componenti che vi partecipano. Certo, una manifestazione con dei numeri così importanti ha bisogno anche di piani di sicurezza, di previsione e contenimento dei rischi per i quali occorrono tecnici, ma per tutto il resto come mai gli eporediesi colti, capaci e sensibili non si riprendono il governo del loro Carnevale? Chi e quando deve occuparsene? Si continua a parlare dei destini della Fondazione quando sarebbe più giusto impegnarsi per una Ri-Fondazione del Carnevale. Bisognerebbe occuparsene ora: di tutto quello che non funziona più, dello scollamento del corteo storico rispetto al resto, dei troppi momenti vuoti in quelle giornate che il turista fatica a riempire, dell'assenza di un museo che meriti di essere chiamato tale, della valorizzazione di quelle risorse, per citarne una il castello di Masino, che il territorio ha ma non usa e non mette in rete». E ancora: «Se una festa così bella ambisce da anni a diventare il volano di un turismo che non sia “mordi e fuggi”, bensì attento alle tradizioni e non solo, se non si aggiungono cultura e conoscenza storica diffusa sarà difficile che la manifestazione possa diventare attrattiva né tantomeno generare flussi di visitatori anche in altri momenti dell'anno, posto che ci sia altro da fare e vedere».

«Perché –conclude Ciro- o scatta quest'ambizione vera oppure si tornerà a una festa di territorio, un po' paesana e un po' no, perché intanto i partecipanti attivi aumentano di anno in anno». —

Читайте на сайте