Sesso e truffe, il sistema collaudato del santone
Chiara Sillicani
MASSA. La Procura ne è certa: quella di Matteo Giovanelli, il 42enne agli arresti domiciliari per truffa e circonvenzione di incapace, non è improvvisazione, ma sistema collaudato. Meccanismo rifinito nei dettagli, così bene – temono gli inquirenti – da poter essere replicato. È proprio per scongiurare il rischio replica che la sostituta Alessandra Conforti, titolare delle indagini, chiede e ottiene la misura cautelare dei domiciliari.
Giovanelli non lascia nulla al caso: ci sono le PostePay intestate a lui su cui le fedeli fanno i versamenti, ci sono i profili fittizi di sacerdoti esorcisti mai esistiti, con relative caselle di posta elettronica che lui stesso gestisce. E c’è – a completare il quadro – una denuncia sporta contro di lui nel 2017 a Volpedo, in provincia di Alessandria.
Quella denuncia è così rilevante per gli inquirenti da citarla negli atti dell’inchiesta perché chi la sporge descrive rapporti e dinamiche che sono l’esatta riproposizione di quanto – stando alle ricostruzioni dell’accusa – accade a Massa, dal primo gennaio del 2019 all’aprile del 2020. Chi denuncia Giovanelli nel 2017 racconta dei rapporti che lui millanta con padre Amorth, noto esorcista morto nel 2016. Riferisce di indirizzi mail creati ad hoc e gestiti da Giovanelli anche per fornire informazioni di dettaglio su versamenti da fare a suo favore.
Una denuncia che è fotocopia di quella presentata tre anni dopo, nel marzo scorso, da un imprenditore versiliese e da cui prende le prime mosse l’indagine della procura apuana.Sistema collaudato, quindi, secondo l’accusa.
E non soltanto nei meccanismi di gestione dei rapporti con le fedeli, ma anche nella valutazione delle potenziali vittime. Ci sono diverse persone nel gruppo di preghiera “I tabernacoli viventi” a Massa, ma molte non hanno rapporti con Giovanelli, non si scambiano mail con lui, non lo sentono per telefono. Con alcune, invece, i rapporti sono strettissimi con ore ed ore di conversazioni telefoniche e migliaia di mail. E sono tutte donne. Per loro Giovanelli diventa il faro, la possibilità di purificazione.
Non sono donne che vivono condizioni di disagio, per lo meno non di disagio sociale o economico, alcune hanno piuttosto grande disponibilità di denaro. Una di loro – sostiene la procura – di soldi sulle Poste Pay di Giovanelli ne versa quasi un milione.
È la stessa sostituta Conforti a tracciare il profilo di quelle che lei ritiene vittime di una truffa, donne – conferma – che provengono da ambienti medio alti. Borghesia – per sintetizzare – grande devozione religiosa e probabilmente un disagio personale, profondo, esistenziale. Alessandra Conforti di indagini in cui le donne sono vittime ne ha condotte tante e anche in questa inchiesta trova conferme alle sue tesi: «Purtroppo la donna, per questioni culturali o circostanze di fatto, risulta più esposta. Devo ammettere, anche se fa male, che le fasce deboli sono popolate soprattutto da donne».
Donne che cercano risposte e si proiettano in una dimensione di fanatismo. Molte di loro, durante l’inchiesta raccontano, ricostruiscono: lo fanno affiancate da psicologhe. Per alcune – spiega la Procura – seguire l’indagine, scoprire di essere state truffate ha l’effetto di un tradimento. Tradimento rafforzato dalla paura: chi si allontana dal Giovanelli – è l’ipotesi accusatoria – diventa il male. C’è un episodio che secondo gli inquirenti è sintesi del modus operandi, così significativo da essere citata negli atti: una fedele interrompe i rapporti con Giovanelli e, poco dopo, riceve ingiunzioni di pagamento da una società di recupero credito. Scopre che l’uomo – motiva l’accusa – da ex agente assicurativo le ha fatto aprire polizze che non ha mai chiuso. La donna gli chiede spiegazioni, gli domanda perché non abbia inoltrato la documentazione per la chiusura. È allora – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare – che viene accusata di esser stordita dagli psicofarmaci e finisce annoverata tra le persone “che rappresentano il Male”. E essere il Male fa paura e la paura crea dipendenza in un rapporto che lega le donne, anche quando scoprono di esser vittime. —
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