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Parcella-truffa da 130mila euro, l’avvocato Valmori a processo

VOGHERA. Truffa e millantato credito. E, sullo sfondo delle contestazioni, una parcella da 130mila euro, che sarebbe stata richiesta per prestazioni in realtà non necessarie. L’accusa, ancora tutta da provare, è al centro del processo che vede imputato l’avvocato vogherese Giovanni Valmori, 78 anni. Il processo, che si sta celebrando davanti al giudice Elisa Centore, è ormai alle battute finali anche se dura da diverso tempo (i capi di imputazione collocano la vicenda tra il 2012 e il 2013). Mercoledì era prevista la discussione, ma un impedimento dell’imputato ha fatto slittare l’udienza al 24 marzo.

La denuncia e la richiesta danni

Tutto è partito dalla denuncia di un cliente dell’avvocato, che era coinvolto in un procedimento penale al tribunale di Venezia. L’uomo, che ha 77 anni e abita a Casanova Lonati, si è costituito parte civile nel processo con l’avvocato Gabriele Pipicelli di Verbania. Ma in cosa sarebbe consistito il danno? Secondo quanto ricostruito dal sostituto procuratore Paolo Mazza, al cliente sarebbero state prospettate dall’avvocato Valmori spese per l’attività professionale, in particolare per il deposito di memorie difensive, in realtà non necessarie. Una parcella, in tutto, di 130mila euro.

Le contestazioni

Da qui la contestazione di truffa. Secondo l’accusa Valmori avrebbe quindi approfittato del suo ruolo di avvocato difensore per farsi consegnare, di volta in volta, somme di denaro giustificate dalla sua attività professionale solo all’apparenza. In particolare, secondo il capo di imputazione, l’avvocato avrebbe paventato al suo cliente un ipotetico arresto che si sarebbe potuto scongiurare soltanto depositando una serie di memorie difensive. Ma denaro sarebbe stato richiesto anche per le prestazioni di un investigatore privato e di uno psicologo. Somme che il cliente, per paura di restare senza difensore soprattutto nell’eventualità di un arresto, avrebbe continuato a pagare. Ma l’avvocato deve rispondere anche di millantato credito: avrebbe vantato un rapporto confidenziale con il magistrato della procura di Venezia responsabile del procedimento, da cui avrebbe potuto ottenere un trattamento di favore.

La difesa

Ma la difesa, sostenuta dall’avvocato Antonio Rossi, non ci sta. «Si sostiene che le somme di denaro sarebbero state “estorte” per millantate attività professionali: è un’accusa del tutto falsa. La parcella è stata pagata sulla base di un regolare contratto professionale – aggiunge l’avvocato Rossi –. Le somme sono state tutte fatturate e non è stato richiesto un centesimo in più rispetto a quanto previsto per l’attività professionale svolta». —

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