Vaccini in ritardo per gli anziani, una cittadina scrive alla Regione
LUCCA. La campagna vaccinale sugli ultraottantenni va a rilento. La Toscana è al 20,42 per cento, penultima tra le regioni italiane, davanti al solo Molise (fermo al 10 ). La media nazionale è del 52, 73 per cento, ovvero metà degli ultra ottantenni del Paese sono già stati vaccinati. In Toscana, invece, solo uno su cinque.
Così la dottoressa Cinzia Cecchini ha deciso di prendere carta e penna per scrivere una lettera aperta all’assessore regionale alla Sanità Simone Bezzini: «Le scrivo in merito alla campagna vaccinale degli ultaottantenni della Toscana, portando alla sua attenzione una situazione comune, immagino a tanti ultraottantenni toscani: il mio compagno ha 88 anni e a oggi, 20 marzo, non solo non è stato ancora vaccinato, ma non è stato neppure chiamato, per cui siamo certi che anche la prossima settimana non sarà vaccinato. Da febbraio, ascoltando i vari vostri annunci, speravamo tanto che questo vaccino avrebbe posto veramente al riparo dalla pandemia questa categoria di persone definite “fragili” e pertanto meritevoli di essere vaccinati con precedenza rispetto ad altre categorie. La modalità di vaccinazione scelta da Regione Toscana si è rivelata purtroppo non rispondente alle aspettative, tanto che siamo tra le Regioni fanalino di coda in Italia come percentuale di ultraottantenni vaccinati e per di più la modalità scelta comporta e ha comportato delle ingiustizie; si sono, infatti verificati dei casi in cui persone più giovani del mio compagno di quattro anni o addirittura di sette anni sono state già vaccinate, vuoi perché il proprio medico ha tra i suoi assistiti un numero inferiore di ultraottantenni, rispetto ad altri medici, vuoi perché ha prenotato un numero di dosi superiore alle “classiche” sei dosi settimanali. Di fatto il criterio della precedenza anagrafica non è stato rispettato e l’essere vaccinato è diventato una “cabala”; se sei assistito da un medico con un numero di pazienti ultraottantenni numeroso, come nel caso che sto sottoponendo alla sua attenzione, allora non hai azzeccato il medico giusto e ora la prima dose verrà iniettata al mio compagno di 88 anni, se tutto va bene, alla fine di maggio».
A seguito di queste esperienza diretta, Nencini pone alcune domande all’assessore. «Perché non è stato scelto un criterio che prevedesse la vaccinazione partendo dagli assistiti più anziani, rispettando pertanto in modo oggettivo l’anzianità anagrafica? Perché, se ci sono delle differenze sostanziali tra le liste di ultraottantenni assistiti dai vari medici, non si è pensato di inviare ai medici un numero di dosi di vaccino proporzionale al numero degli assistiti? Il rallentamento della campagna non è derivato solo dalla scarsità delle dosi di vaccino, ma anche dalla preoccupazione del medico che teme un eccessivo accumulo di lavoro e un eccessivo affollamento del proprio studio. Egregio assessore – conclude Cecchini– bisogna correre più veloci di quanto corre il virus, se vogliamo porre termine ai tristi bollettini di morte che ogni sera ascoltiamo». –
© RIPRODUZIONE RISERVATA