Il ricordo di don Antonio a un anno dalla morte: a Castel Goffredo debutta la “sua” cappella
Il ricordo
Molti castellani hanno partecipato ieri pomeriggio alle 15.30 alla messa, celebrata nel cimitero, per ricordare don Antonio Mattioli, ex parrocco del paese che, un anno fa, moriva a inizio pandemia all’ospedale di Pieve di Coriano dopo una lunga malattia. A fare da sfondo alla cerimonia, tenuta all’aperto, le nuove vetrate della cappella del cimitero, opera realizzata da don Giuseppe Fusari, direttore del Museo Diocesano di Brescia che, però, non ha potuto essere presente a Castel Goffredo perché, come ha ricordato il parrocco don Giuseppe Bergamaschi, «è risultato positivo al Covid».
Anche da Mantova – ha precisato sempre il parrocco – «non sono potuti arrivare gli amici e i sacerdoti che hanno lavorato con don Antonio per via delle restrizioni imposte dalla zona rossa. Il nostro sarà un saluto in famiglia, fra di noi». Don Antonio era molto amato in paese, «qui era tornato a vivere negli ultimi anni della sua vita per sentirsi a casa e cercare quella serenità che gli era utile per affrontare la malattia. In molti in paese lo hanno accolto e aiutato» ricorda don Bergamaschi. «Don Antonio ha saputo farsi voler bene ed è entrato nella nostra comunità in punta di piedi - ha commentato il sindaco Achille Prignaca, presente alla messa con tutta la giunta - perché arrivò dopo il lungo magistero di don Adriano Zanca, anche lui molto amato dalla nostra comunità. Seppe conquistarsi il nostro affetto grazie alla sua umanità, cultura, passione, semplicità, umiltà e capacità di ascoltare. Diventò in breve tempo un punto di riferimento per tutti e lo è stato fino all’ultimo». Le vetrate che sono state inaugurate, ha spiegato don Bergamaschi, «erano state pensate da don Antonio e da Corrado Bocchi, anche lui scomparso un anno fa, un giorno dopo la morte del sacerdote. Insieme, complici e con passione e determinazione, hanno realizzato gradi cose in paese, non ultimo il Mast e questo intervento che era stato voluto per abbellire questa cappella che, prima di queste vetrate, era un semplice parallelepipedo di cemento armato con vetri tipo capannone. Ora, grazie a questa luce blu, la nostra cappella è qualcosa di molto particolare. Corrado e don Antonio non hanno visto l’opera ultimata e oggi la inauguriamo e benediciamo nel loro ricordo». Presente alla cerimonia anche la famiglia di don Antonio. —
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