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Sotto la curva l’addio a Gigi Guccini, l'ultrà morto a 51 anni. Lucarelli: «Ciao guerriero»

LIVORNO. Sfilerà per l’ultima volta sotto la curva come il suo amico Fabio “Fabino” Bettinetti, il tifosissimo amaranto scomparso l’estate scorsa a 49 anni, al quale la “Nord” è stata intitolata. Il mondo del tifo si ferma, dalle 15 di lunedì 22 marzo, per l’ultimo saluto a Gigi Guccini, l’ultrà amaranto e colonna delle allora Brigate autonome livornesi morto improvvisamente due settimane dopo aver scoperto di un tumore ad appena 51 anni. Lo ha ricordato anche Cristiano Lucarelli, bomber livornese e ora allenatore in Serie C della Ternana schiacciasassi: «Ciao amico mio, guerriero , ci hai lasciato proprio oggi con la tua solita dignità e compostezza di sempre... salutami Fabino!», scrive richiamando proprio la memoria di Fabio Bettinetti.

Alle 15 di lunedì 22 marzo, alla camera mortuaria dell’ospedale ci sarà il funerale, a cura delle onoranze funebri della Svs di via San Giovanni, poi il feretro passerà per un ultimo commovente saluto sotto la curva nord, allo stadio Armando Picchi. Quello stesso stadio, che con grande passione, Guccini ha frequentato a lungo per spingere il suo Livorno.

Un uomo buono Gigi “Coda” – questo il suo soprannome per via dei capelli lunghi – che non a caso viene ricordato con parole bellissime anche da Giampaolo Dotto, ispettore capo della polizia di Stato, che con la digos ha sempre lavorato a stretto contatto con gli ultrà amaranto. Dall’altra parte, sì, ma nutrendo un rapporto bello e di rispetto con l’ultrà cinquantunenne. «Rispetto chiama rispetto, odio chiama odio – scrive – È una legge della strada. Per gli ultrà è un dogma. Di rispetto ne ho avuto tanto, dalla “curva”. Di odio poco, ma ci sta. Nonostante il mio lavoro, malgrado il mio ruolo. Forse, anzi sicuramente perché nonostante il loro credo, malgrado il loro ruolo, non li ho mai giudicati. Men che mai odiati. Tutt’altro. Devo riconoscere, un “outing” più volte manifestato, che ho anche imparato da loro. Come lo spirito di gruppo. L’unione. La fratellanza. Una condivisione che andava oltre la domenica, l'incontro, lo scontro. E te la porti per sempre addosso, indelebile. Oggi ti piangeranno in tanti Gigi, detto “Gigi Coda”. Eri sempre in prima fila e quasi mai a volto coperto. Come usava una volta. Quando il rispetto chiamava rispetto. Ne ho sempre avuto tanto nei tuoi confronti. Mi ha scioccato la notizia. Te ne sei andato troppo presto. Questa volta il nemico era troppo forte e spietato. E per lassù, dove andrai certamente, ora son ca**i. Te, il “Betti” e gli altri ve la spasserete finalmente in pace, quella che uomini veri come te meritano. Con grande rispetto. Onore a te Gigi».

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