Modena Allarme per la Protezione Civile Ma è solamente una esercitazione
MODENA. Un argine da “incerottare”, un fontanazzo da “asciugare”, un disperso da ritrovare.
È una domenica pomeriggio intensa per la Protezione Civile. Cinquanta volontari del Gruppo comunale scendono in campo tra il torrente Tiepido e la Scartazza. Tre tappe di un’esercitazione per imparare a gestire le vere emergenze. Le “giubbe gialle” si suddividono in nove squadre, includendo il gruppo under 18. Il personale in servizio raggiunge quota ottanta con lo staff e include “Le nutrie”. È il nome scelto dalla squadra della Consulta provinciale del Volontariato che si occupa di sicurezza fluviale. La squadra interviene sull’argine del Tiepido alle spalle di via Folloni, alla Fossalta. La missione è stendere un telo lungo dieci metri e largo cinque sull’argine. I volontari indossano un giubbotto salvagente e annodano zavorre di sabbia su un lato del telo. L’altro lato è invece picchettato per ancorarlo al terreno. Il telo è utile per “incerottare” una zona a rischio erosione, evitando possibili rotture.
Uno scenario non nuovo alla Fossalta e in generale nel bacino idrico modenese. «Portiamo i volontari in punti dove possono avvenire le emergenze», esordisce Federico Vaccina, responsabile della formazione presso il gruppo modenese. Ogni squadra segue l’indicazione di un capo, che illustra i passaggi. I volontari indossano guanti protettivi per le mani, mascherine e caschetti.
Una “nutria” sorveglia la distanza dall’argine. Se un volontario oltrepassa una linea immaginaria riceve una segnalazione con un fischietto. Meglio un richiamo per “fuorigioco” piuttosto che una dolorosa caduta tra i rovi verso il letto del torrente secco. L’acqua abbonda invece nel secondo scenario, il primo alla Scartazza. Uno stradello conduce verso un luogo tra i campi. La scritta “esercitazione in corso” su una transenna è il segnale d’ingresso verso le tre squadre in azione. Ciascuna segue la realizzazione di un manufatto chiamato “coronella”.
È un piccolo fosso circondato da sacchi di sabbia, predisposto nel caso di fontanazzi. L’obiettivo è indirizzare l’acqua verso un luogo sicuro e controllabile, evitando nuove fuoriuscite dal terreno. Il flusso è diretto da una pompa, collegata alla coronella mediante un tubo. Poco distante, è stato organizzato il terzo scenario operativo: la ricerca di un disperso. Le “giubbe gialle” intervengono di norma a supporto dell’azione dei vigili del fuoco. Nella simulazione di ieri, non si riesce a trovare un volontario. I componenti della squadra conoscono la descrizione fisica e l’abbigliamento dell’ipotetico disperso. Inoltre, sanno che è un fumatore. Un particolare non indifferente: tra gli oggetti lasciati nella vegetazione come indizio figurano un pacchetto di sigarette, una scarpa e un cappello. I volontari si spartiscono il territorio da scandagliare, utilizzando mappe e Gps per la posizione. Ogni volontario mantiene le distanze e pattuglia la porzione assegnata, riferendo poi al caposquadra i risultati. Nel caso reale, le segnalazioni di indizi sono riportate ai vigili del fuoco. Gli under 18 osservano con attenzione mentre i volontari via via più esperti includono le nuove leve nell’esercitazione. Il coordinatore del gruppo modenese Matteo Berselli ha notato un incremento del personale dall’inizio della pandemia, confermato dall’alluvione dello scorso 6 dicembre. «Ognuno può avere il proprio spazio per lavorare nel settore che gli è più congeniale - riconosce Berselli - La nostra è una famiglia molto ampia. Sicuramente uno degli elementi fondamentali nei volontari è la motivazione». Una motivazione che può determinare l’innovazione. «Anche dai nuovi volontari tutto il gruppo può imparare - conclude Vaccina - Siamo molto aperti sugli scenari innovativi per compiere esercitazioni nuove». —
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