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Crollò il muro per 30 metri e sei auto furono distrutte, assolto l’unico imputato

MONTELUPO. Assolto perché il fatto non sussiste. Si è concluso così il processo, celebrato con rito abbreviato, a carico dell’unico imputato per il crollo del muro di contenimento che la sera del 10 dicembre del 2019 franò improvvisamente in via Marconi a Montelupo Fiorentino, travolgendo sei auto in sosta. Per fortuna non ci furono vittime né feriti.

Alcuni cittadini, che avevano appena parcheggiato l’auto e si stavano allontanando, si salvarono davvero per un soffio. Sul banco degli imputati era finito uno dei residenti della case della zona, un cinquantottenne. Le indagini condotte dai carabinieri, a seguito delle quali il pm Gianni Tei aveva chiesto il processo, ipotizzavano a carico del cittadino il reato di disastro colposo.

Nel mirino degli inquirenti era finita la realizzazione di uno scarico che dalla casa dell’indagato portava acqua al terrapieno sovrastante il muro. Secondo l’ipotesi dell’accusa, il lavoro era stato fatto senza prendere alcuna precauzione per convogliare le acque nella fognatura oppure in un altro scarico apposito. In questo modo le acque si sarebbero disperse creando delle infiltrazioni che avrebbero minato la stabilità del muro. Era stata tuttavia la stessa accusa, nella formulazione del capo d’imputazione, a precisare che le infiltrazioni avrebbero potuto essere una concausa del crollo. Gli altri residenti della zona, che furono costretti a lasciare le proprie case a causa del crollo, avevano rinunciato a costituirsi parte civile nel processo. La sera del 10 dicembre, intorno alle 21, gli abitanti della zona sentirono un forte boato. Qualcuno pensò a un terremoto. Poi ci fu il crollo del muro che appena qualche mese fa era stato dipinto dall'artista di strada Ligama. Subito scattarono le ricerche di eventuali persone rimaste sotto le macerie. Per fortuna nessuno rimase coinvolto, compresi coloro che avevano appena parcheggiato le loro auto, andate completamente distrutte. Per precauzione furono evacuate cinque famiglie. Alcune trovarono alloggio da parenti, altri in sistemazioni fornite dal Comune. I residenti poterono tornare nelle loro abitazioni solo alla fine di febbraio 2020. Il via libera al rientro fu dato dopo che il monitoraggio eseguito con un georadar messo a disposizione dell'Università degli Studi di Firenze aveva consentito di escludere ulteriori scostamenti del terreno nella zona della frana, lunga circa 30 metri. —

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