Illuminazione artificiale, due mantovani studiano i suoi effetti sulla salute
MANTOVA. Luci della ribalta (scientifica). L’innesco è stato l’“Atlante mondiale dell’inquinamento luminoso”, realizzato dai mantovani Riccardo Furgoni e Fabio Falchi e pubblicato nel 2016 dalla rivista Science Advances. «Ha continuato a macinare un sacco di citazioni» riferisce Furgoni, cacciatore di stelle variabili e collaboratore dell’Agenzia spaziale europea: come un sasso lanciato nello stagno del dibattito, l’atlante ha acceso l’attenzione della comunità scientifica e orientato gli studi verso l’effetto dell’illuminazione urbana sulla salute e il benessere dei cittadini. Messo in ombra dall’imperativo dell’efficienza energetica, il tema è ora al centro del progetto di ricerca EnlightenMe, al quale collaborano ventidue partner internazionali di dieci paesi (dall’Estonia agli Stati Uniti) coordinati dall’Università di Bologna.
Finanziato con più di 5 milioni di euro nell’ambito del programma europeo Horizon 2020, EnlightenMe si svilupperà nell’arco dei prossimi quattro anni. E al maxi-progetto partecipano anche Furgoni e Falchi, prof di fisica e presidente dell’associazione CieloBuio. A motivarne l’importanza, e a raccontare del loro contributo, è Furgoni. «Sull’inquinamento luminoso è stato detto molto, meno sulla correlazione tra alcuni problemi di salute, soprattutto endocrinologici, e l’illuminazione artificiale – ricorda – vero, all’ipotesi sono stati dedicati diversi studi, anche autorevoli come quelli condotti dall’American Medical Association, ma sempre piccoli nei numeri, circoscritti, spesso per problemi di fondi».
EnlightenMe potrà finalmente indagare dal punto di vista epidemiologico il nesso tra salute, benessere, fattori socio-economici e illuminazione, sia quella pubblica (outdoor) sia quella domestica (indoor), mettendo in relazione gruppi sperimentali e di controllo. Nel dettaglio, il progetto condurrà tre studi approfonditi in altrettanti quartieri delle città di Bologna, Amsterdam e Tartu (Estonia). I cittadini coinvolti indosseranno dei dispositivi leggeri, che ne monitoreranno l’esposizione alla luce artificiale, e si sottoporranno a esami clinici.
Non solo analisi: EnlightenMe prevede anche l’adozione di soluzioni innovative nelle aree individuate, il cui impatto sulla salute verrà valutato sul campo. Il fine ultimo, infatti, è quello di «sviluppare e testare soluzioni innovative e politiche per migliorare la salute e il benessere nelle città europee» come informa il comunicato stampo diffuso dall’Università di Bologna.
Il ruolo dei due studiosi mantovani? «Definiremo e analizzeremo le aree nelle quali verranno realizzati gli interventi previsti – risponde Furgoni – attraverso l’osservazione satellitare, e le campagne di rilevazione da terra, riusciremo a documentare il prima e il dopo». Il punto d’approdo sarà un altro atlante, questa volta “dell’illuminazione urbana e della salute”, aperto e accessibile online. Perché in fondo a ogni tunnel c’è sempre una luce. Meglio se buona.