World News

«Don Magarelli usò i soldi dell’ereditiera per pagare spese personali»

TRIESTE Don Lorenzo Magarelli «ha esercitato significative ingerenze sull’anziana vedova» Anna Bernetti. Ha usato «per spese personali» una parte ingente dei soldi ottenuti dalla novantenne. E il suo silenzio assoluto con il vescovo e gli altri superiori «su una vicenda così delicata» rende assai difficile pensare alla «buona fede».

Così il gup Marco Casavecchia spiega le ragioni della sentenza a carico del sacerdote condannato nelle scorse settimane, in primo grado, a un anno e dieci mesi di reclusione per circonvenzione di incapace. Il prete, per effetto del procedimento giudiziario, si è dimesso dall’incarico di parroco della chiesa di San Pasquale.

Le motivazioni della condanna sono contenute in un documento trasmesso in questi giorni alle parti in causa. Un documento in cui il giudice ripercorre innanzitutto i fatti contestati dal pm Chiara De Grassi, su cui avevano indagato i carabinieri: quando cioè il prete aveva prima «indotto» la ricca ereditiera a vendere un appartamento di Muggia, a Porto San Rocco. E, subito dopo, a emettere «a favore di se stesso», sul proprio conto, un assegno di 120 mila euro, frutto della compravendita. Era settembre del 2017. Nei mesi successivi il sacerdote si era fatto staccare dalla novantenne anche altri due assegni, uno da 6 mila 950 e da 20 mila euro.

Il gup Casavecchia conferma ora «la sussistenza di una condizione di vulnerabilità della persona offesa, tale da consentire di configurare il delitto di circonvenzione». Una condizione causata dall’età avanzata della vittima e accertata nella consulenza medico legale dello psichiatra Lucio De Gennaio, oltre che dagli atti di indagine: «La ridotta capacità di comprendere pienamente il significato delle situazioni, le scarse capacità organizzative e la necessità di assistenza e protezione», rileva il giudice.

Gli investigatori avevano analizzato le movimentazioni bancarie del sacerdote scoprendo che «a fronte delle ingenti somme provenienti dalla persona offesa e confluiti sui conti dell’imputato – ricorda il gup – solo una limitata parte delle stesse è stata destinata a enti benefici o a spese correlate al ministero ricoperto». Un passaggio, questo, su cui il giudice si sofferma con precisione: «Significativo il riscontro riguardante l’andamento del conto Unicredit intestato all’imputato – si legge nelle motivazioni – e acceso contestualmente al versamento dell’assegno di 120 mila euro: nel periodo settembre 2017-giugno 2018 detto conto corrente, il cui saldo iniziale era appunto di 120 mila euro, si è ridotto in meno di un anno a circa 18 mila euro. Risulta accertato – chiarisce il gup – che parte significativa delle uscite ha trovato ragione in spese personali di Magarelli per oltre 49 mila euro attraverso addebiti sulle carte di credito di cui era titolare».

Nell’analisi del conto aperto presso il Credito Cooperativo di Staranzano, fa notare il giudice, è emerso che il prete aveva versato l’altro assegno della novantenne, quello di 20 mila euro, per estinguere un debito di 15.500 euro maturato con un finanziamento Findomestic.

«Riesce francamente difficile conciliare una prospettata buona fede con il silenzio serbato dall’imputato nell’intera vicenda rispetto ai suoi sovraordinati referenti ecclesiali», precisa il giudice. In effetti «nessun superiore o referente è stato informato di quei versamenti. E ciò appare sorprendente dal momento che si trattava di una situazione che definire delicata parrebbe eufemistico. E ciò a voler tacere dell’intenzione riguardante l’intero smobilizzo dei fondi della donna», pari a circa due milioni di euro. —

Читайте на сайте