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Caso Zennaro, che pasticcio: ora è indagato uno dei suoi principali accusatori

VENEZIA. Nuova udienza nell’ingarbugliata vicenda che coinvolge da metà marzo, in Sudan, Marco Zennaro. Ieri in tribunale a Khartoum il giudice si doveva esprimere sulla denuncia presentata da una seconda ditta, dopo la “Gelabi & Sons”, contro l’imprenditore veneziano.

Una ditta che non ha nulla a che fare con Gelabi e nemmeno con il miliziano che avrebbe finanziato l’intero affare dei trasformatori. Una ditta che Marco Zennaro ha sempre detto di non conoscere e con la quale non ha mai fatto affari. Ebbene prima questa fantomatica ditta denuncia Zennaro perché a suo dire i trasformatori che ha ordinato non sono mai arrivati, poi fa una causa civile per chiedere i danni in quanto – sostiene – gli stessi trasformatori non avrebbero le caratteristiche di quelli ordinati.

Vicenda surreale, tanto che lo stesso giudice a cui si sono rivolti ha deciso di procedere legalmente contro la ditta perché ha ribadito: se non sono arrivati, come possono essere non conformi? Ora deve formalizzare questa decisione che porterà sul banco degli imputati i legali rappresentanti della ditta che ha cercato di truffare Zennaro.

VENEZIANO PROVATO

Marco, nonostante si trovi in albergo e possa dormire su un letto è ancora molto provato. E non solo fisicamente. Giorno dopo giorno stanno uscendo le ferite che il trattamento disumano, a cui lo hanno sottoposto, ha provocato nella sua psiche. Vive nel terrore che la polizia torni a riprenderlo per riportarlo nella cella di sicurezza o in carcere. Una spada di Damocle che lo sta lacerando.

SETTIMANA DECISIVA

Quella che inizia oggi è la settimana decisiva per la vicenda che vede coinvolto il 46enne. Le due udienze previste per il 27 e il 29 luglio diranno se Marco potrà tornare a casa dopo pochi giorni oppure no. Nella peggiore delle ipotesi il rischio minore è che si tengano la cauzione versata dalla famiglia (800mila euro) e pure i trasformatori (valore 1 milione e 156mila euro).

Il potente miliziano che ha orchestrato tutta la vicenda ha dimostrato di saper tenere in pugno diverse autorità locali ed è molto influente su chi ora governa lo Stato. Si accontenterà del verdetto dei giudici, qualunque esso sia? Difficile ora capirlo. Tra le altre cose, a quanto pare, da voci raccolte da chi assiste la famiglia in Sudan, sembra che addirittura dei trasformatori siano stati messi in funzione. Ma questo fatto non ha trovato conferme ufficiali. Che Khartoum abbia bisogno di quei macchinari è evidente: nella capitale ogni due/tre ore c’è un blackout elettrico.

I VERTICI

Che sia arrivato il momento cruciale della vicenda lo si capisce anche dall’attività degli uomini del nostro ministero degli Affari Esteri. Sabato l’ambasciatore italiano a Khartoum Gianluigi Vassallo ha incontrato i legali di Zennaro per conoscere la loro strategia processuale. Quindi è rientrato in Italia dove incontrerà il Direttore per gli italiani all’Estero Luigi Vignali.

Con il ministro Luigi Di Maio dovranno stabilire le mosse diplomatiche da fare nei prossimi giorni in vista del processo.

Da ricordare che Di Maio ha in previsione una missione in Sudan con alcuni imprenditori che potenzialmente potrebbero investire in quel Paese. Un viaggio già previsto e spostato più volte. E che ora è in programma dopo il G20. Ma dopo la vicenda di Marco Zennaro, quanti imprenditori hanno ancora voglia di investire in Sudan

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