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Quota 100, frenata in Veneto: nuovi pensionamenti in calo

PADOVA. Niente effetto Quota 100, niente corsa alla pensione in Veneto nel primo trimestre dell’anno. Piuttosto cresce il numero degli assegni di reversibilità ma, in generale, calano gli importi medi.

FINE DELLA SPINTA

Sembra proprio che la forza propulsiva della norma più controversa del primo governo Conte si sia esaurita anche a dispetto dei pronostici. Proprio il 2021, infatti, è l’ultimo dei tre anni in cui è stata aperta la finestra per l’anticipo pensionistico e in molti avevano scommesso, dopo un 2020 in sordina, in una nuova fiammata non diversa da quella del 2019. Ma i numeri dell’osservatorio statistico dell’Inps relativi al primo trimestre del 2021, se confrontati con lo stesso periodo del 2020, raccontano di una flessione complessiva di tutte le tipologie di pensione, a partire proprio da quelle “anticipate” (-15,76%) all’intero delle quali confluiscono pure i neo pensionati con Quota 100.

IL NODO

«Abbiamo ancora tre interi trimestri per vedere se il 2021, l’ultimo anno di Quota 100, registrerà un incremento o una riduzione del numero dei pensionati rispetto all’anno scorso» spiega Giuseppe Di Girolamo dello Spi Cgil del Veneto. «Quello però che possiamo dire per ora è che i numeri testimoniano la scarsa aderenza alle esigenze dei cittadini che ha avuto nel concreto Quota 100. Lungi dal premiare le carriere lavorative più difficili, la misura calza a pennello soprattutto a una tipologia di lavoratori di sesso maschile, molti garantiti, con contributi stabili nel tempo e posizioni lavorative altrettanto solide. Figure che spesso preferiscono lavorare fino al conseguimento della pensione piena piuttosto che rinunciare a qualche soldo. Sebbene qualcuno dica che Quota 100 prevede delle penalizzazioni, l’unico motivo per cui il calcolo dell’assegno è inferiore a quello previsto con il conteggio pieno è che gli anni di contribuzione con Quota 100 sono di meno. Non ci sono penalizzazioni come, ad esempio, nel caso di “Opzione Donna” che prevede tagli al valore della pensione anche del 30%. C’è poi la questione Tfr che vede un ulteriore differimento del trattamento di fine rapporto per i dipendenti pubblici. Tutte questioni che dissuadono i più garantiti dall’uscita e non offrono alcuna tutela ai più deboli». Ma se tutte le principali tipologie di pensione hanno subito una flessione tra primo trimestre 2020 e stesso periodo del 2021, a spiccare è un’eccezione.

IN CONTROTENDENZA

Quella che riguarda le reversibilità o superstiti, i trattamenti destinati al vedovo, o più frequentemente alla vedova, del defunto. «Anche in questo caso il primo trimestre offre solo l’indizio di quello che rischia di essere un trend significativo» continua Di Girolamo. «Di fatto l’aumento di oltre il 10% delle pensioni superstiti sembra essere l’inizio di un fenomeno Covid che rischia di essere significativo ancora per qualche trimestre. Un indicatore statistico molto semplice e asettico che racconta del dolore e della morte di migliaia di cittadini veneti anziani, colpiti da una pandemia drammatica da cui ancora dobbiamo guardarci con la massima attenzione».

VALORE MEDIO IN CALO

Ma c’è un terzo elemento che colpisce, e riguarda la flessione consistente del valore medio delle nuove pensioni erogate dall’Inps. Di fatto tra gennaio e marzo 2020 chi accedeva per la prima volta ad un trattamento pensionistico in Veneto portava a casa, mediamente 1.322, 97 euro lordi. Nei primi tre mesi di quest’anno la cifra è calata a 1.235,01 euro medi (-6,64%). «Questo è dovuto più che altro a un fenomeno statistico» spiega il sindacalista. «Tutte le pensioni si sono ridotte di numero tranne le superstiti che hanno mediamente importi inferiori. Proprio questo elemento dovrebbe avere avuto un impatto specifico sulla riduzione dei valori. Altra cosa è invece il trend che ci aspettiamo da qui a non molto: l’introduzione del modello contributivo nel 1995 con la riforma Dini inizia a dispiegare i suoi effetti in maniera sempre più evidente e ci attendiamo che la curva discendente degli importi medi delle pensioni acceleri nei prossimi anni. Anche per questo stiamo lavorando a una riforma delle pensioni che posa garantire una vecchiaia dignitosa a generazioni future che rischiano di trovarsi in condizioni molto difficili».

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