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La crisi energetica minaccia la salute dei padovani. Per l’Azienda i costi crescono del 57%

PADOVA. La crisi energetica, con relativa impennata di prezzi, non risparmia nessuno e arriva a insidiare anche i servizi alla salute. Dopo la rinegoziazione tra l’Azienda Ospedale Università e la ditta Sol Spa che ha in appalto la fornitura di gas medicinali e tecnici e relativi servizi accessori (trasporto, consegna e messa a disposizione di contenitori, gestione logistica e manutenzione impianti), via Giustiniani dovrà pagare il 57,54% in più. Ma poteva andare peggio: la richiesta iniziale della Sol Spa puntava a sfiorare il raddoppio dei costi, con l’asticella pronta a schizzare a un incremento di spesa dell’81,4%.

LA CRISI ENERGETICA

Tutto ha inizio il 16 ottobre con una nota in cui la ditta fornitrice del servizio – che ha in essere un appalto complessivo da poco più di 3,6 milioni con l’Azienda Ospedale Università – chiede un aumento «a seguito dello straordinario aumento del prezzo dell’energia elettrica» arrivando a chiedere a via Giustiniani, un incremento economico «che porta a raddoppiare la spesa annua preventivata nel contratto».

La prospettiva, infatti è di veder lievitare l’importo annuo da 523.113 euro, Iva esclusa, a 984.999 con un aumento di 425.886 euro.

In questa previsione, la fornitura dell’azoto liquido (per crioconservazione e miscelazione per aria medicinale) sarebbe lievitata da 80.555 a 234.342 euro; l’ossigeno medicinale sarebbe schizzato da 135.000 euro a 324.000 e i servizi di gestione da 153.432 a 182.584 euro.

LA RINEGOZIAZIONE

Appurato lo scenario inflattivo di carattere assolutamente straordinario «la cui gestione si sta rivelando inaspettatamente e decisamente pesante e gravosa relativamente ad energia elettrica, metano e materie prime, oltre che a una progressiva rivalutazione del prezzo del petrolio», per «continuare ad assicurare e garantire elevati standard delle forniture e dei servizi prestati dalla ditta Sol in virtù dell’appalto in vigore, in un settore altamente critico come quello medicale, si rende necessario valutare una modifica delle condizioni del contratto in essere che tenga conto dell’avvenuto mutamento delle condizioni economiche» conviene l’Azienda.

Considerando poi tuttavia che la mera applicazione automatica delle variazioni dell’indice di riferimento «non sarebbe idonea a stabilire le condizioni di equilibrio economico-finanziario alla base della convenzione».

Da qui la rinegoziazione in due incontri successivi in cui l’Azienda chiede alla Sol di riconsiderare i costi alla luce del contributo del 20% a favore delle imprese, nonché una disamina dell’incidenza dei costi delle varie componenti che concorrono nella produzione del gas per verificare singolarmente gli aumenti di prezzo sulle singole voci di spesa, arrivando così a una nuova proposta «che porta a mantenere le quotazioni offerte all’Azienda ancora inferiori a quelle proposte alle altre aziende sanitarie venete che ultimamente si sono attestate su prezzi in linea con quelli di mercato».

L’ACCORDO

Finisce così con un rialzo di 307.596 euro Iva esclusa (+57,54% appunto), che con l’imposta arrivano a 329.877) su base annua: con un aumento per l’azoto liquido di 117.171 euro, di 135.000 euro per l’ossigeno, di 44.696 euro per altri gas medicinali e 10.346 euro per i servizi.

Gli incrementi hanno decorrenza dal primo gennaio 2022, con la possibilità di una eventuale rinegoziazione con cadenza semestrale (l’aumento è di 153.798 euro per i primi sei mesi): un eventuale diniego della revisione dei prezzi, chiarisce l’Azienda, avrebbe rischiato «di determinare significative e negative conseguenze sulla corretta esecuzione dell’importante fornitura».

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