Giordano, l'uomo che vigila sui contratti di lavoro: «Vi spiego i sistemi utilizzati dai datori per aggirare la legge»
Il lavoratore che svolge un’attività diversa da quella contrattualizzata, come il cameriere che si ritrova in cucina, o il segretario nel piazzale dell’operaio, «è uno solo una delle tante forme di frode», il lavoro grigio che «penalizza tutti: sia lo Stato sia il lavoratore che in futuro rischia di non ricevere la pensione». A parlare a Il Tirreno è Bruno Giordano, magistrato della Corte di Cassazione, dal luglio 2021 direttore capo dell’Ispettorato nazionale del lavoro, l’agenzia del governo che si occupa della tutela e della sicurezza sul lavoro.
I numeri non sono confortanti. In Toscana, nel 2020, il 62, 28% delle aziende controllate sono risultate irregolari nei vari ambiti (lavoro nero, caporalato, orari non rispettati...). Il maggior tasso di irregolarità (86,12%) è stato riscontrato nei servizi di supporto alle imprese, incluse le cooperative (raccolta monete nei parchimetri, lettura di contatori del gas, acqua ed elettricità, volantinaggio, affissione di manifesti, ecc.) e nelle attività di alloggio e ristorazione (73,32%). Si fanno notare, negativamente, anche edilizia e manifatturiero (con quasi il 70% di irregolarità).
Direttore, in Toscana, stanno proliferando contratti farsa. Che cosa succede?
«Teniamo conto che prima esistevano solo tre tipologie di contratto, adesso sono più di quaranta. Di conseguenza molte forme contrattuali si presentano a dissimulare le vere condizioni di lavoro e i vari estremi di un contratto di lavoro. Noi, nel panorama delle irregolarità, abbiamo due ipotesi. La prima è quella del lavoro nero, quindi totalmente irregolare, non dichiarato. La seconda ipotesi è il lavoro grigio, cioè il lavoro dichiarato che però non corrisponde alla vera ed effettiva prestazione di lavoro. Parliamo quindi di dissimulazione dell’orario di lavoro, del pagamento che non corrisponde alla reale attività svolta, alle modalità di lavoro, ai diritti sociali negati, cioè le ferie, le aspettative. È lavoro che elude le norme a tutela dello stesso lavoro. Questo, purtroppo è molto frequente in edilizia. Troviamo forme di contratto che non corrispondono alle reali condizioni. Questo sistema è volto a far apparire un regolare contratto di lavoro quando è irregolare ha parlato».
Crede che il fenomeno del lavoro nero e grigio in edilizia sia aumentato con i vari bonus dedicati al settore?
«Dunque, attualmente, in tutte le attività lavorative registriamo, nelle ispezioni che risultano irregolari, il 60 per cento di lavoro nero e il 40 di violazione di norme in materia di sicurezza. In edilizia il rapporto si inverte: abbiamo il 38% di lavoro nero e il 62% di violazioni in materia di sicurezza. Questo è dovuto alle numerose forme di elusioni contrattuali. Quello che però dobbiamo dire, e che forse non è chiaro, è che dove c’è lavoro grigio, il lavoratore pensa di essere coperto da una tutela previdenziale, ancorché in parte, ma non è così. Con il lavoro nero o grigio perde il lavoratore e anche lo Stato sociale. Eludere gli oneri assicurativi, significa ingannare, frodare la previdenza sociale, l’assicurazione obbligatoria e quindi il futuro di un paese. Le proiezioni della previdenza di oggi ricadranno tra qualche decennio sugli italiani che chiederanno la pensione».
Nel lavoro grigio, c’è anche un’immediata perdita dei diritti dei lavoratori...
«Certo, vi è comunque una sostanziale perdita de diritti sindacali perché chi è in queste condizioni accetta una condizione precaria di lavoro. Chi, ad esempio, ha una busta paga di un tot e consegna un’altra parte al datore di lavoro, accetta una situazione così ingiusta che poi comporta il venir meno dei diritti sindacali. Perché è rassegnato, è pronto ad accettare una condizione così ingiusta che poi non esercita nemmeno i suoi diritti sindacali. Per intendersi: chi accetta il lavoro grigio, difficilmente farà sciopero».
Stiamo parlando di lavoratori stranieri?
«Sì, il 90 per cento dei lavoratori irregolari che noi troviamo è costituito da lavoratori stranieri. E sono stranieri che hanno il permesso di soggiorno. Siamo tentanti a pensare il contrario e cioè che siano gli stranieri irregolari, ma in realtà quelli con il permesso sono più esposti a questa forma di approfittamento».
Oltre all’edilizia, quali sono i settori che più si prestano a forme contrattuali farsa?
«Oltre alle categorie del nero e del grigio, quelle che interessano a noi molto sotto il profilo della regolarità e della sicurezza sono proprio le attività in cui si svolge il lavoro grigio, che in genere sono i servizi alla persona, il terziario, il turismo, l’agricoltura. Sono le attività in cui c’è una certa stagionalità o precarietà. Questo ci espone ad accertamenti ispettivi particolarmente selettivi. Occorre verificare non solo se un lavoratore sta in quella particolare attività ma anche quante ore lavora e quanto effettivamente viene pagato».
Capita anche, soprattutto nel settore turistico, che un lavoratore venga assunto con una mansione diversa dalla sua. Cosa succede in caso di infortunio?
«In base al tipo di contratto, cambia il tipo di rischio, quindi anche il premio assicurativo. L’indennizzo potrebbe essere decisamente più basso. Se una persona viene a svolgere una attività diversa da quella con cui è stata contrattualizzata è una delle tante forme di frode».
Una frode per lo Stato?
«Anche. Un elemento importante: lavoro nero e grigio fanno parte del lavoro sommerso che oggi, a livello nazionale, vale 73 miliardi di euro, nell’ambito di un’economia sommersa che è poco più di 200 miliardi. Quindi oltre un terzo è occupato dal lavoro sommerso. Ed è un lavoro che già esiste: non è un lavoro che va creato, non è disoccupazione. Solo apparentemente la è. Esiste ma è nascosto sotto le regole. È un’economica reale che sfugge a ogni controllo di regolarità».
Non avete strumenti per farlo emergere?
«Il decreto Pnrr 2 del 30 aprile ci sta aiutando molto: ha creato il portale del sommerso. Uno strumento in mano all’Ispettorato del lavoro che raccoglie tutti gli accertamenti ispettivi fatti dall’Ispettorato, da Inps, Inail, Finanza e Carabinieri. È la prima banca dati del lavoro sommerso. In questo modo avremo un’anagrafe delle imprese sanzionate e dei lavoratori che sono stati sorpresi. Ci servirà per monitorare e capire la patologia del lavoro. Un’analisi senza la quale non possiamo far emergere il lavoro sommerso».
E una volta emerso, che può fare l’Ispettorato?
«Ha il potere di sospendere l’impresa dove viene trovato almeno il 10% del lavoro nero. Prima era il 20%; dal 21 ottobre è sceso. Non a caso le sospensioni sono aumentate del 138%. Chiudiamo l’attività fino a quando non viene regolarizzata».
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