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L’odissea di una 44enne: «Operata all’occhio e dimenticata, per vivere senza benda sono andata a Milano»

UDINE. Una diagnosi dura da accettare, un intervento delicato con un esito invalidante. E poi, il senso di smarrimento, di abbandono. È quanto denunciato attraverso l’Associazione diritti del malato da una paziente che, a seguito di un intervento per un meningioma al nervo trigemino, si è ritrovata con un problema di strabismo.

«Mi sono sentita completamente abbandonata dal sistema sanitario», esordisce Elena Cicuttin, 44 anni, che due giorni fa si è sottoposta a un intervento all’ospedale San Giuseppe di Milano.

«Ho dovuto provvedere a mie spese – premette – sostenendo costi per la trasferta e per l’albergo. Ancora non so se basterà a risolvere il problema, fra una ventina di giorni tornerò a Milano per una visita di controllo, ma dovevo tentare di risolverlo: a 44 anni non potevo accettare di subire un problema invalidante che mi costringe a portare una benda all’occhio».

La sua odissea sanitaria è iniziata a novembre del 2020, epoca in cui le fu diagnosticata una patologia che richiedeva l’intervento di un neurochirurgo. Tra verifiche e pandemia si è giunti al 10 gennaio di quest’anno, giorno in cui è stata operata.

«Nel mio ricovero – ricorda Cicuttin – lamentavo che non riuscivo a vedere bene, che avevo una visione sdoppiata per poi accorgermi che l’occhio sinistro era rimasto strabico. Mi dissero che si sarebbe sistemato da solo. Sono stata dimessa il 14 gennaio.

Alla successiva visita oculistica il medico al quale mi sono rivolta in cerca di una soluzione, mi dice che non ha la bacchetta magica e che mi avrebbe rivalutata a maggio.

Poi – racconta la donna – non c’è stato alcun contatto, sono tornata al lavoro con la benda, fra mille limitazioni, per questo ho deciso di cercare una via d’uscita». L’ha trovata rivolgendosi al professor Paolo Nucci a Milano. L’esito di quell’intervento si conoscerà fra una ventina di giorni e, forse, segnerà il capolinea di un percorso non facile.

«Stiamo ricevendo molte segnalazioni che evidenziano le difficoltà da parte delle strutture sanitarie friulane a soddisfare le richieste di visite mediche e interventi in tempi ragionevoli a pazienti che spesso sono costretti a rivolgersi a cliniche private o fuori regione – testimonia Anna Agrizzi presidente dell’associazione Diritti del malato –. Più in generale, va evidenziata la necessità di garantire una presa in carico e un’assistenza nel percorso post operatorio».

Sul reclamo presentato, l’Asufc ha risposto che «tutto il percorso di cura trova totale chiarimento nella documentazione sanitaria che può esser ottenuta secondo le normali procedure.

Ulteriori approfondimenti potranno trovare risposta presso professionisti con specifica competenza che sapranno, certamente, indicare un centro per la prosecuzione del percorso di cure».

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