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L’Europa taglia i consumi di gas, ma imprese e governi si ribellano

DALL’INVIATO A BRUXELLES. In Europa è arrivato il momento di mettere in atto un’economia di guerra: dal 1 di agosto, e per i successivi otto mesi, i governi dovranno iniziare a ridurre i consumi di gas, con un taglio pari al 15% dei consumi medi di quel periodo. In totale fanno 45 miliardi di metri cubi da risparmiare, poco meno di un terzo del gas importato lo scorso anno dalla Russia. Per l’Italia significa un taglio di 8,5 miliardi di metri cubi. Una scelta che avrà un impatto economico significativo, ma che punta a evitare il peggio e dunque a limitare i danni. La Commissione europea stima che con il razionamento preventivo proposto ieri ci sarà un calo del Pil a livello Ue tra lo 0,4% del Pil (in caso di un inverno mite) e lo 0,6% (in caso di un inverno freddo). Aspettare che sia Mosca a tagliare le forniture e agire di conseguenze comporterebbe invece un conto molto più salato: fino all’1,1% del Pil in caso di inverno mite e fino all’1,5% in caso di inverno particolarmente freddo. Con effetti molto diversi da Paese a Paese a seconda della loro dipendenza dal gas russo.

Oltre a ridurre l’impatto economico di un’eventuale crisi delle forniture, il piano ha un chiaro obiettivo: andare incontro ai Paesi più dipendenti in uno spirito di solidarietà, visto che anche chi non acquista metano dalla Russia sarà chiamato a razionare i consumi in egual misura. Ogni Paese avrà il suo target da raggiungere: inizialmente sarà su base volontaria, ma di fronte al «rischio significativo di una grave carenza di gas» o di «una domanda di gas eccezionalmente elevata», tre Stati potranno chiedere alla Commissione di far scattare l’allarme generale che renderà i target obbligatori. A quel punto chi non avrà ancora fatto il suo dovere dovrà recuperare il terreno perso. Uno scenario che spaventa le imprese: secondo Business Europe, che raggruppa le associazioni europee degli industriali, «la riduzione forzata della produzione avrebbe effetti economici disastrosi e un impatto spesso irreversibile sulle imprese. Dovrebbe essere considerata solo come un’opzione di ultimissima istanza».

Il nuovo regolamento Ue dovrà essere approvato dai governi (non dal Parlamento europeo) e per il via libera basterà la maggioranza qualificata, ma già nei giorni scorsi sono emersi i primi malumori: il via libera – atteso per la riunione dei ministri dell’Energia in programma martedì – è tutt’altro che scontato e dalla Spagna è già arrivato il primo no. «Abbiamo imparato dalla pandemia che il nostro peggior nemico è la frammentazione – ha avvertito Ursula von der Leyen – e quindi dobbiamo agire uniti». Il suo vice, Frans Timmermans, si è rivolto a quegli Stati che sono meno disposti a fare sacrifici per aiutare chi ha mantenuto un’elevata dipendenza energetica da Mosca. A partire dai Paesi Bassi, sua terra d’origine. «Gli Stati che hanno una forte dipendenza dal gas russo, non solo la Germania e l’Italia, hanno bisogno della nostra solidarietà – ha spiegato il responsabile del Green Deal –. La solidarietà è una bella parola, ma bisogna anche capire gli interessi che ci sono dietro». Secondo Timmermans, l’impatto sui Paesi più colpiti avrebbe inevitabilmente ripercussioni sull’economia dell’intera Unione europea, per questo tutti hanno interesse ad aiutare chi è più in difficoltà. Per Thierry Breton, commissario all’industria, bisognerà seguire la regola delle tre “S”: «Sostituzione (rimpiazzando il metano russo, ndr), solidarietà (aiutando i Paesi più colpiti, ndr) e sobrietà (riducendo i consumi, ndr)».

«La Russia ci sta ricattando perché usa l’energia come arma», ha insistito Ursula von der Leyen.

Per la presidente della Commissione “Gazprom non ha intenzione di riequilibrare il mercato, ma al contrario ha tenuto un livello molto basso degli stoccaggi, riducendo le forniture per creare tensioni sul mercato e per far aumentare i prezzi». A oggi il livello di riempimento delle riserve di gas è al 64% e il target fissato dall’Ue prevede di arrivare all’80% entro novembre. «Ma con il taglio del gas russo – ha sottolineato Kadri Simson, commissaria all’Energia – l’obiettivo potrebbe essere a rischio. E senza un obiettivo ambizioso rischiamo di arrivare all’inverno con gli stoccaggi vuoti». 

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