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Marmolada, tre amici raccontano la tragedia: «I due boati, la gente che scappava»

CODOGNE’. Erano a pochi metri dalla tragedia e hanno deciso di parlare ora, per commemorare le persone che hanno perso la vita sulla Marmolada. Sono il sottotenente alpino Marco Porcedda, l'alpino Lorenzo Danelutti e Mauro Feltrin.

I tre alpinisti, domenica 3 luglio, erano al rifugio Punta Penia. Sono scampati per miracolo alla tragedia e vi hanno assistito.

«Abbiamo mangiato fuori, decidiamo di andare alla croce, quando, all'improvviso, ci sorprende un forte boato, simile ad un tuono prolungato – Marco, Lorenzo e Mauro scrivono al presente, così il tempo si fosse fermato in quegli istanti -. Ci sporgiamo per guardare il ghiacciaio sottostante, quando vediamo una massa d'acqua, ghiaccio e detriti spuntare dietro un costone di roccia. Siamo increduli».

Con loro c'è anche Carlo Budel, il gestore del rifugio e altri alpinisti, alcuni come loro avevano prenotato per stare lì la notte. «Vediamo qualcosa muoversi oltre la lingua di fango – continuano i tre amici codognesi -. Ma non riusciamo a distinguere nulla perché tutto è grigio. In quel momento realizziamo che ci sono persone nel tratto di ghiacciaio coinvolto dalla discesa della massa dalla cima. All'improvviso, uno strano rumore ci coglie nuovamente di sorpresa: una colata di fango scorre ancora sopra la precedente, fermandosi in breve tempo».

Poi l'arrivo dei soccorsi e anche loro tre sono stati evacuati in elicottero dal Soccorso alpino. Il resto è storia nota. Ieri si sono celebrati i primi funerali, di Filippo Bari a Isola Vicentina, Tommaso Carollo a Thiene, Paolo Dani di Valdagno, Emanuela Piran e Gianmarco Gallina a Canazei. Oggi a Barbarano Vicentino di Nicolò Zavatta, il più giovane di 22 anni, a Cittadella dei coniugi Davide Miotti e Erika Campagnaro.

«In queste settimane si è parlato molto di responsabilità, di chiusure. Questo tragico evento ha sicuramente un responsabile: si chiama passione – dicono Marco, Lorenzo e Mauro -. È quella che abbiamo messo noi, alzandoci alle 3 del mattino, facendo 2 ore di strada e altre 6 a piedi in salita fin su sulla vetta. Quella passione che coltiviamo dentro e che esprimiamo quando il tempo e le forze ce lo permettono. Ai soccorritori va tutta la nostra gratitudine. Ai famigliari delle vittime tutto il nostro cordoglio.

Alle vittime della Marmolada la canzone degli Alpini "Signore delle Cime, un nostro Amico hai chiesto alla Montagna...».

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